| 24 maggio 2006 |
Conobbi Beppe una fredda sera di inverno a Serravalle del Chienti.
Nevicava come da anni non avveniva.
Dai vortici della neve spuntarono i fari di un fuoristrada.
Ne scese un uomo gigantesco dalla faccia buona e sorridente: si lamentava che il
freddo aveva raggelato i pasti caldi che la cucina del Campo aveva preparato pel
la gente delle frazioni terremotate.
Fu il suo biglietto da visita più azzeccato.
Beppe era così: pensava agli altri prima che a se stesso; immaginava il suo
ruolo in mezzo alla gente e se qualche volta accennava a qualche scontrosità lo
si doveva al fatto di sentirsi "limitare" nella sua azione.
Nei quasi dieci anni che sono seguiti, prendemmo a frequentarci abitualmente,
per quello che la vita ed il lavoro consente.
Una frequentazione difficile, visti i nostri rispettivi caratteri.
Tuttavia è stata sempre una frequentazione rassicurante: per quanto potessero
essere aspri i toni delle nostre discussioni, in difesa ciascuno del suo punto
di vista, ho sempre avuto la sensazione di trovarmi davanti un "Fratello
della Misericordia", qualcuno del quale riconoscevo ed apprezzavo la
passione, il disinteresse, la disponibilità.
Quando qualcuno a cui vogliamo bene ci lascia si cede spesso alla tentazione di
tesserne le lodi, dimenticando i dissapori: a Beppe non piacerebbe, schietto e
sincero come era.
La vis polemica di Beppe era una sua caratteristica: faceva parte del suo essere
Fratello, così come l'amore per la Misericordia.
Anzi, proprio l'amore che portava per la Misericordia accendeva la sua vis
polemica quando diversi punti di vista portavano al confronto.
Ed è così che voglio ricordare Beppe, così come l'ho visto, solo qualche
settimana fa, alla Assemblea Nazionale di Roccadipapa, mentre scuote quel suo
"testone" amico discutendo con i suoi Confratelli.
E sono certo che avrà apprezzato il riconoscimento tributatogli dal Padre
Eterno, facendogli lasciare il servizio terreno, accudito da quelle
"divise" che aveva così tanto amato.
Iddio Rende Merito sempre.
Andrea
Cavaciocchi