31 ottobre 2002



È morto a 23 anni mentre si allenava nella palestra-bunker di via Pascoli. Luca Simula, giocatore di basket, è stato stroncato da un infarto nella tarda serata.
A nulla è valso il lungo e disperato tentativo dei medici del 118 di rianimarlo, sotto gli occhi attoniti dei suoi compagni di squadra (la Sigma Sassari), che l'avevano visto accasciarsi improvvisamente.
Luca, figlio di un vigile del fuoco (aveva a sua volta prestato il servizio militare nello stesso corpo), non aveva mai mostrato sintomi di malattia, salvo un episodio di astenia alcune settimane fa. Studiava ed era volontario in un servizio di assistenza sanitaria e soccorso.
L'ha tradito quello che aveva di più grande: il cuore.
Volontario del 118 per l'associazione Misericordia, «era sempre presente», Luca Simula ieri si è concesso le sue due ore di libertà con la Sigma basket: sono state le ultime.
I compagni l'hanno visto sedersi sulla panchina della palestra Bunker. Era un momento di pausa dell'allenamento. Non si è più rialzato: fulminato da un infarto, a 23 anni. Inutile l'intervento del medico sociale della squadra. Inutile quello dei suoi amici della Croce blu.
Beffardo gioco del destino: alle 21 è arrivata una telefonata alla centrale operativa del 118. Una delle tantissime (in quel momento erano in corso quattro incidenti): "Correte, Luca si è sentito male giocando a basket, è a terra". Luca era lui, Luca Simula, sassarese, l'amico del volontariato, quello che dal 1999 lavora nelle autoambulanze, «senza mancare mai» nonostante avesse solo 23 anni.
Da soccoritore a soccorso: una botta anche per chi, come quelli del 118, di mestiere fa questo: ricevere brutte notizie.
L'allarme è stato dato subito, poi la centralinista è crollata, ha cominciato a piangere a dirotto, e la Croce blu ha cominciato la sua corsa verso la palestra Bunker, in via Poligono. Dentro quella struttura, c'era chi correva contro il tempo. Chi cercava di essere veloce almeno quanto l'attacco che aveva subito il cuore di Luca. «L'abbiamo visto sedersi, era l'intervallo, dovevamo allenarci ancora per un tempo, ancora per quindici minuti, solo quindici minuti, e invece...» dicono distrutti i compagni di squadra della Sigma Sassari, serie C2. Invece no, quella è stata l'ultima pausa, l'ultima partita, per Luca. Ha avuto solo il tempo di raggiungere una panchina, in fondo alla palestra dal parquet giallo e blu. Solo il tempo di sedersi. Infine si è accasciato. In quel momento i due medici, quello sociale della Sigma e l'allenatore, hanno capito tutto, sono corsi da Luca, hanno cominciato a praticargli un massaggio cardiaco, la respiraziobe bocca a bocca. «Non dava segni di vita, noi eravamo lì, impotenti, guardavamo quelle scene, eravamo sconvolti, non sapevano che fare», raccontano ancora i compagni.
C'era poco da fare. Quando nella palestra sono entrati i volontari della Croce Clu, e dopo qualche minuto il medico dell'autoambulanza del 118, quello che l'infarto doveva fare l'aveva fatto: l'aveva ucciso. In un attimo, a dispetto del tentativo prolungato di strapparlo alla morte.
«In trent'anni, perché io sono qui da trent'anni, non avevo mai visto una cosa del genere», spiega il custode.
E' quello che si dicevano anche gli amici, anche il presidente, che ha annullato la trasferta di sabato a Cagliari, per la terza di campionato.
Perché Luca era sano.
Tanto sano che aveva non solo superato gli esami sportivi (anche se parrebbe che non abbia fatto l'elettrocardiogramma sotto sforzo) ma anche quelli - severissimi - dei vigili del fuoco. Luca aveva fatto lì il servizio militare, nel corpo in cui lavora suo padre, Giuseppe, in servizio ieri fino alle 20.
Un padre che gli aveva trasmesso il senso dell'altruismo, perché uno il vigile del fuoco, anche se solo per un anno, lo fa solo se ama fare quel mestiere per-gli-altri, e non per avere uno stipendio.
E gli aveva dato anche l'amore per lo sport: fondista il padre, cestista il figlio.
Una morte inspiegabile. Anche se Luca un mese fa era stato male, aveva avuto uno svenimento. «Stanchezza», pensava.
Ma purtroppo a stancarsi è stato il suo grande cuore.
Per sempre.

(Tratto da "La Nuova Sardegna - Ghido Piga 1-11-2002)

WEB Master:Andrea Cavaciocchi Copyright © 1998-2002 Tutti i diritti riservati.