| 24 febbraio 2002 |
Noi, che non eravamo della Misericordia di Empoli, avevamo imparto a conoscere
Romano durante le emergenze.
Non era un tipo che si imponeva per autorità o per figura.
Era più facile trovarlo alla guida di un mezzo od indaffarato ad aggiustare
chissà quale apparecchio che nella Sala Operativa o nelle stanze dei bottoni.
Eppure Romano è uno di quei personaggi dei quali è impossibile sfuggire il
fascino.
Schivo, minuto, sempre sorridente, trasmetteva il suo entusiasmo per il
"servizio" a chi aveva la ventura di incrociarne la strada.
E quella sua malattia di "voler far del bene" ti rimaneva attaccata
accompagnandoti il resto della giornata.
Ma erano soprattutto i suoi occhi, perennemente piegati al sorriso, che più ti
scavano l'anima: occhi di chi ha visto molto e non si è lasciato piegare dalle
avversità.
Capitava che il suo entusiasmo ti volesse spingere ben oltre quelli che avevi
fissato come tuoi obbiettivi.
Era allora che ti guardava come se dicesse "Perchè resisti? Lo sai anche
tu che va fatto..." e finiva che gliela davi vinta... ancora una volta.
Grazie a Dio, gliela davi vinta ancora una volta.
Piano piano si imparava così a "non resistere" e quel suo modo di
fare, le sue iniziative; finivi per accettarle per quel che erano veramente:
autorevolezza.
Lo abbiamo imparato in tanti, nella sua Misericordia, come nei nostri campi.
Ma Romano continua a guardare ciascuno di noi con quei suoi occhi, perennemente
piegati al sorriso, ed a dirci "Perchè resisti? Lo sai anche tu che va
fatto...."