27 novembre 2004 "Il nostro essere Misericordia" Nel momento in cui andiamo, con forme diverse, ad interrogarci sul nostro operato passato e futuro, non cerchiamo cose difficili ma, ricordiamo le nostre origini, il nostro essere misericordiosi o Fratelli di misericordia,la consegna ricevuta dal S. Padre "Siate fautori della Civiltà dell'Amore e TESTIMONI DELLA CULTURA DELLA CARITA'", Interrogandoci anche sulle sette Opere di Misericordia da rivedere e riflettere alla luce di tempi che cambiano, di tempi nuovi.
Vorrei ricordare che molte delle opere di misericordia oggi sono svolte in convenzione o in modo aziendale e questo non può rientrare nelle nostre associazioni. Vorrei invitarvi a leggere due pensieri apparsi sul n 17/2004 del periodico Confraternite Oggi, circa il significato della carità ai nostri giorni.
La carità "E se distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per essere bruciato, ma non avessi la carità. non sono nulla" (1 Cor. 13,3). L'inno di Paolo alla Carità costituisce la linea del vivere cristiano alla sequela di Cristo, che ci ha dato il comandamento nuovo, quello dell'Amore per Dio e per il prossimo, che costituisce un "unum" inscindibile. Si potrebbe affermare, senza tema di sbagliare, che questo principio dell'Amore è il motivo fondamentale che ha dato ispirazione alla nascita delle numerose Confraternite nel corso dei tempi. Questo stesso "unico" Amore lega i Membri di una Confraternita in un sodalizio di preghiera e d'azione, che avverte la necessità di aprirsi al mondo per dare una testimonianza dell'Amore stesso. Nel corso della storia, la Carità delle Confraternite si è manifestata in vario modo ed in svariate direzioni. Oggi, anch'esse, di fronte ai mutamenti dei tempi, sentono il dovere di trovare nuove vie per la loro testimonianza. Nell'ultimo quarto del XX secolo, appena concluso, scienza e tecnica hanno fatto progressi giganteschi. Vorrei soffermarmi soltanto su alcuni aspetti importanti della vita dell'uomo del nostro tempo: la scienza si è felicemente adoperata per allungare la durata della vita terrena, ricerca e tecnologie hanno profuso con successo energie nell'ambito della procreazione assistita, travalicando purtroppo e non di rado, la legge divina e morale. A tali due aspetti fanno da contraltare il crescere delle pratiche contraccettive ed abortive ed il subdolo insinuarsi dell'eutanasia. Il tutto è nato da una crisi economica mondiale e da frequenti e cruente instabilità socio?politiche in vari paese del mondo, che hanno dato origine alla enorme crescita del flusso migratorio di milioni e milioni di persone, alla ricerca della sicurezza fisica e di una possibile dignitosa sopravvivenza. Tale stato di cose indurrebbe a registrare un certo allontanamento di Dio dal mondo, se l' impegno della Chiesa e delle sue varie aggregazioni non rendessero quotidianamente testimonianza dell'Amore di Dio per l'uomo. Questa testimonianza cerca e persegue vie nuove: il sostegno e l'assistenza agli anziani, cercando di dare vita ai loro anni; l'attenzione alle madri ed alle famiglie in difficoltà; la cura dei malati facendo percepire a loro ed a quanti li assistono il significato grande delle loro sofferenze nella storia della salvezza; l'assistenza ai bambini della strada curandone l'educazione e la formazione; l'aiuto agli sfrattati, cercando per loro alloggi a condizioni accessibili; l'accoglienza dei rifugiati in strutture dignitose. Questa rapida elencazione, che potrebbe essere assai più ampia, ci porta a rinvigorirci con rinnovato spirito d'Amore alle sette opere di misericordia corporale e spirituale che la Chiesa propone da secoli ai fedeli ed agli uomini di buona volontà. Ad esse si dedichino con generosità ed in spirito di carità le Confraternite del nostro tempo ed i loro Membri per la maggior gloria di Dio e per la salvezza delle anime." Mons. Karel Kasteel Segretario del Pontificio Consiglio "Cor Unum "
Carità a nuove povertà Negli ultimi anni, con i repentini cambiamenti della società, sono mutate anche le forme di povertà. Gli studiosi ed i giornalisti che seguono più da vicino questi aspetti sociali emergenti hanno anche coniato un sillogismo che li descrive definendoli nuove povertà. In realtà, più che nuove forme di disagio, le povertà sono oggi aspetti di un problema più ampio, quello dell'esclusione sociale. Preferisco impiegare questo termine anziché parlare di nuove povertà, per non dare l'impressione che le vecchie povertà, quelle basate sulla mancanza di reddito, sulla precarietà e l'indigenza, siano scomparse: non è così, non sono sparite affatto, sono sempre tra noi ed hanno sempre le stesse espressioni di un tempo. Tuttavia, la povertà è cambiata nel senso che oggi il rischio di cadere in povertà non è più un qualcosa che proviene dall'esterno, dalle epidemie, dalle carestie, dalle calamità naturali o da un destino iscritto sin dalla nascita nella vita delle persone. Oggi, questo rischio proviene soprattutto dall'intero; è un rischio autoprodotto, che viene dalla società stessa, dal funzionamento del sistema economico. Sono aumentate le disuguaglianze di reddito, sono cresciuti i lavori precari, sono diminuiti tutti quegli ammortizzatori sociali che mettevano un freno alle degenerazioni sociali, soprattutto però è andata sempre più perdendo il suo ruolo di "protezione e crescita sociale" la famiglia. Ma chi sono i nuovi poveri? L'esclusione da alcuni servizi sanitari è certamente una forma di povertà, come lo è la solitudine degli anziani che vivono abbandonati nelle proprie case e come lo sono tutte quelle "devianze" che avvengono in famiglie cosiddette normali: disgregamento degli affetti, abbandono scolastico dei figli, le difficoltà di integrazione e convivenza con altre culture, la microusura, l'alcolismo a le altre dipendenze. Povertà sono anche quelle dei malati di AIDS che grazie alle nuove cure hanno allungato la propria speranza di vita, al momento però solo per rimanere emarginati più a lungo. Povertà è anche un sistema carcerario che non riesce a costruire un futuro per i detenuti, e che quando li "rilascia" l'unica cosa che dona loro è un sacco nero per l'immondizia dove mettere i vestiti. Tutte forme di disagio che spesso rimangono nascoste tra le quattro mura, a cui non si pensa perché impegnati nei nostri stili di vita e nella scala di valori che ci sono dati. Questi mutamenti richiamano noi cristiani a riflettere sul termine di carità. In particolare a soffermarci sul suo significato. L'impegno della Chiesa in questi anni è stato anzitutto rivolto a purificare il significato di carità, invitando la comunità a viverlo come basilare valore del cristianesimo e come quotidianità nella vita dei credenti. Dire carità vuol dire DIO e DIO, sappiamo che, nella concezione cristiana, è comunità di persone uguali e distinte: uguali nella distinzione. Ancora oggi invece, nelle comunità cristiane, la carità è interpretata in termini di assistenza, devitalizzando l'originario significato che riveste e che costituirebbe un fondamentale lievito per quanti si impegnano per la giustizia e per l'uguaglianza. Il concetto di carità, in particolare nella sua accezione che richiama ad uno stile di vita solidale, rappresenta certamente un grande valore della storia del cristianesimo ma, soprattutto, costituisce per il futuro il fondamento della società chiamata a confrontarsi con i problemi legati alle diversità. Ecco allora l'impegno a cui sono chiamati tutti i cristiani e per cui le Confraternite, organizzazioni che nella storia della Chiesa sono tradizione di carità, devono essere guida ed esempio: affrontare il problema della diversità - diversità di ogni genere, a livello sociale, economico, culturale, religioso, razziale ? considerandole come occasione di solidarietà e condivisione. Sono molti gli ambiti in cui concretamente si può intervenire. Organizzazioni radicate nel territorio, a volte in singoli quartieri delle città, come molte Confraternite, hanno la possibilità di sviluppare quelle forme di volontariato "Porta a Porta". Gli anziani soli, l'assistenza domiciliare ai malati che non possono spostarsi dall'abitazione (malati oncologici, malati terminali di Aids), il sostegno ai familiari di persone disabili, malate psichiche. Altri ambiti di intervento possono essere le forme di sostegno alle famiglie. Opere di sostegno ai nuclei in difficoltà economiche, di rapporti, di alloggio, per aiutare a preservare la Famiglia, istituzione della società. Tutte situazioni in cui, oltre ad una formazione specifica al volontariato, occorre la capacità evangelica di saper discernere i bisogni dei più poveri alla luce di quella che Giovanni Paolo II chiama nella Novo Millennio Ineunte la "fantasia della carità". Il compito primario degli organismi che lavorano nel sociale però, è molto più ampio della pura e semplice risposta diretta alle povertà con aiuti materiali. Siamo chiamati infatti ad educare alla carità. Come cristiani inoltre siamo chiamati a spronare la comunità ad un salto epocale: il passaggio dalla carità fatta con animo superficiale ad una carità solidale, che coinvolga in prima persona le persone e le istituzioni, che oltre ad aiuto materiale sia anche condivisione.
Mons. Guerino Di Tora direttore Caritas diocesana di Roma
In questa ottica e in questa luce potremmo essere il sale della carità, i testimoni infaticabili della sua cultura. Rivediamo serenamente i nostri servizi, apriamo pure le porte a nuovi dialoghi, ma rimaniamo fedeli alle nostre origini di Fratelli di Misericordia, perché se non avessimo da oltre sette secoli la mano di Qualcuno che ci guida e ci tiene per mano non saremmo certo quello che oggi siamo. Rimaniamo uniti e professiamoci Confratelli, nel senso vero del termine della carità. Iddio renda merito
Prato, 27 novembre 2004
Paolo Diani
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