EMail del 7 febbraio 2004 "A proposito di coordinamenti..."
Ho letto con molta attenzione gli interventi sui coordinamenti zonali e sulle posizioni che s'intendono assumere in Toscana, circa la determinazione del 5% delle entrate delle convenzioni. Penso che la configurazione attuale sia una delle forme più garantiste e sicure per la crescita del movimento, al quale tutte le Misericordie devono concorrere con le proprie risorse, senza alcun cenno di furbizia o di approfittamento.
Devo dire che, in qualità di consigliere nazionale eletto nel collegio della Puglia, non sono dello stesso parere di coloro che insistono su una diversa suddivisione della predetta percentuale dal momento che c'è una certa differenza tra la strutturazione di alcuni coordinamenti toscani e quelli esistenti in altre parti d'Italia. E' come parlare delle risorse e dei servizi genericamente esistenti in Toscana al confronto di quelli esistenti in Puglia: è ovvio che una regione più grande e più evoluta nel campo dei servizi ai cittadini riesca a garantire risposte più avanzate alla cittadinanza.
I coordinatori zonali della Puglia (o di altre regioni in via di crescita) hanno più difficoltà, rispetto ad altri coordinatori di zone più avanzate (la Toscana è fra queste), nelle possibilità di movimento o di gestione dell'attività zonale proprio perché i coordinamenti si compongono di Misericordie con scarse possibilità economiche dovute all'assenza di convenzioni o sovvenzioni pubbliche. Lo sforzo compiuto dai coordinatori e dai Fratelli di queste zone è però ugualmente evidente alla luce del fatto che, nei circa quindici anni di presenza, hanno dato sempre il massimo per poter raggiungere posizioni più importanti e decisive (vedasi piccole attività in collaborazione con enti locali) raggiungendo ormai il numero di 42 Confraternite nella regione.
L'esempio, dunque, può essere rappresentato dalla situazione della sanità nelle due regioni. In Toscana il 118 esiste da quasi venti anni mentre in Puglia è partito nel 2003, e solo ora vi sono cenni di avvio di convenzioni locali tra le AASSLL ed alcune associazioni (tra le quali alcune Misericordie) che escludono in maniera tassativa ogni forma di coordinamento o di consorzio: la strada è all'inizio e già iniziare il cammino non è stato semplice.
A questo proposito voglio ricordare che io stesso, come Consigliere nazionale della Puglia, già due anni orsono avevo esposto, ai responsabili del settore sanità della Confederazione la possibilità di creare un consorzio tra le ANPAs e le Misericordie pugliesi con lo scopo di accelerare e consolidare i rapporti con la Regione in vista di una convenzione sul modello toscano: l'idea fu rinviata poiché, a dire di quei responsabili, non vi erano le condizioni per poter avviare un processo del genere.
Penso oggi al progetto 'Esculapio' o, semplicemente, all'accordo regionale quadro per le attività sanitarie in Toscana: la proposta delle Misericordie pugliesi che trasmisi alla Confederazione poteva essere vincente ed avrebbe, oggi, prodotto non solo l'accelerazione del processo di crescita delle nostre Misericordie in Puglia (in virtù di maggiori introiti derivanti dalle convenzioni), ma avrebbe contribuito in maggior misura, come giusto che sia, al sostegno delle attività del nostro Movimento attraverso la contribuzione del 5% alla Confederazione così come fanno da anni tante altre benemerite Misericordie.
So che il maggior contributo in tal senso è venuto e continua a venire proprio dalle Misericordie toscane alle quali va tutto il mio personale ringraziamento per aver rappresentato innanzitutto un punto di riferimento e di esempio per le Misericordie pugliesi, e poi per la "pazienza"' nell'aver continuato a sostenere la Confederazione in attesa che anche le altre Misericordie italiane riuscissero a crescere a tal punto da poter intraprendere una strada simile. In altre parole vedo nel loro encomiabile comportamento non solo un segno della solidarietà cristiana dovuta fra associazioni sorelle, ma anche una forma di "investimento" che le Misericordie più antiche e più floride hanno fatto puntando sull'impegno delle Consorelle più giovani e povere.
Oggi, se venisse meno il sostegno economico alla Confederazione, che sentiamo casa di tutti nonostante che dalle nostre parti se ne utilizzino solo marginalmente i servizi, mi sembra che non sarebbe solo un brutto segnale sul nostro modo di sentirci "fratelli", ma che significherebbe il blocco della crescita di tante Misericordie giovani ed entusiaste ed, in definitiva, la causa, voluta, del fallimento degli investimenti che tante Misericordie toscane hanno fatto sin'ora credendo che il loro "modello" e la loro "tradizione" fosse altrettanto valida ed esportabile in altre zone d'Italia. Ciò che chiediamo, ciò a cui puntiamo, è di arrivare a dare anche noi il nostro contributo affinché le Misericordie raggiungano con la loro presenza anche le zone che ancora non le conoscono ed in quelle zone crescano, così come sono cresciute in Puglia, e prosperino, così come è avvenuto in Toscana. E' questo il sentimento che ho provato e che volevo trasmettere.
Grazie di cuore e che Dio Ve ne renda merito.
Andria, 7 febbraio 2004
Gianfranco Gilardi
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