EMail del 11 Luglio 2004

"Verso cosa?..."



Ho letto recentemente sia il comunicato stampa che era stato pubblicato sul sito di "Vita" il 21 giugno, che l'intervista che il nostro Presidente ha rilasciato al settimanale Toscana Oggi, n. 25 del 27 giugno 2004.

Come al solito, come è successo a Roma, come un anno fa era successo a Grosseto e come ha fatto in questo ultimo anno con chiunque gli abbia chiesto notizie dell' "affaire Millennium", il nostro ineffabile Presidente Nazionale Gianfranco Gambelli ha dato la sua versione dei fatti, un versione edulcorata, un modo di rappresentare la verità che tanto somiglia ad un sepolcro imbiancato.

Quando leggo le relazioni del Presidente o lo ascolto nelle riunioni e nei Coordinamenti, ho la sensazione di guardare un altro film, mi sembra sempre che si parli di cose differenti a quelle che sono in argomento, di cui non ho consapevolezza; poi mi rendo conto che lui da la sua versione dei fatti, per altro una versione molto personale...

Dunque ho letto l'articolo di Polo Manzo (Vita) e l'intervista di Claudio Turrini (Toscana Oggi), e sono rimasta un po' impressionata dalla sicumera con cui il Presidente parla della modifica del Titolo V della Costituzione:


"C'e' l'esigenza di una seria riflessione sull'attuale assetto organizzativo della Confederazione per una migliore e più funzionale articolazione territoriale alla luce della riforma del Titolo V della Costituzione che ha ineludibilmente avviato un processo di decentramento istituzionale di competenze, specie alle Regioni. Questo decentramento si sta ripercuotendo anche in alcune materie guida del nostro essere associazioni di volontariato, come la sanità, la protezione civile, ma anche il sociale e il servizio civile, che sono ormai di esclusiva competenza delle Regioni".


La lettura di quanto sopra mi ha indotto a riprendere il testo costituzionale ed analizzare nel dettaglio la novella legislativa costituzionale del 2001, che ha avviato un vero e proprio processo di decentramento politico delle Istituzioni, trasferendo alle Regioni la potestà legislativa in numerose materie; ogni Regione cioè, ha la possibilità di decidere autonomamente in alcuni settori, tra cui quelli a noi più vicini, quali la tutela della salute e la protezione civile. 

Alla lettura attenta del testo legislativo non può però sfuggire che le materie che ci interessano sono oggetto di "legislazione concorrente", cioè in dette materie alle Regioni spetta la potestà legislativa salvo che per la determinazione dei principi fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato.

Per essere chiari: alle Regioni è consentito legiferare, senza entrare in conflitto con le leggi dello Stato ed i principi dalle stesse enunciati.
In sostanza il decentramento non è assoluto, esso si muove nell'ambito dei principi generali che lo stato centrale detta, e con il quale non può e non deve entrare in conflitto. 

Sarebbe addirittura auspicabile che nel testo Costituzionale venissero richiamate le limitazioni concernenti le reciproche competenze, e i principi di collaborazione di sussidiarietà. 

Le Regioni non sono dei piccoli stati, il nostro paese non è - ancora - uno stato federalista.

A seguito di ciò, dal momento che le Misericordie sono, indiscutibilmente, associazioni di volontariato presenti sul territorio e che dello stesso sanno misurare "la febbre", grazie anche alla visione d'insieme che il nostro appartenere ad una Confederazione Nazionale ci consente, se decentramento deve essere, non può che essere"decentramento solidale", mettendo in pratica e pretendendo che sia messo in pratica a livello istituzionale il principio di sussidiarietà sia in senso orizzontale, che verticale, in maniera tale da consentire la costruzione di un possibile benessere territoriale condiviso da tutti.

Credo che la maggior tentazione, oggi, per ovvero per il volontariato e nello specifico per le nostre Misericordie sia quella di ritenere che il suo compito sia solo quello di darsi da fare per chi ha bisogno in forma diretta e che tutto il resto sia una perdita di tempo.

Oppure, da momento che siamo ammessi al tavolo delle trattative (A.Q.L., Protocolli d'intesa su PC, Società della Salute, convocazioni ai sensi della legge 328/00, di fatto superata e svuotata di contenuto dalla novella del Titolo V della Costituzione), rischiamo di assumere atteggiamenti deferenti nei confronti della Pubblica Amministrazioni in genere, la Regione in particolare che ci ha accolto al tavolo delle trattative, ma per propria utilità, ricordiamolo.

In questo periodo di grandi cambiamenti, è indispensabile porre la massima attenzione, infatti da un articolo sul periodico di ASCA e ASTER-X, News@Mail del Terzo Settore del 14 giugno u.s., che mi è stato spedito dagli uffici confederali, ho appreso che


"Alla prova di qualità dei sistemi di protezione sociale, il decentramento in chiave federalista ne esce malconcio. Due importanti realtà della società civile italiana, la Fondazione Zancan (Centro studi sul mondo del volontariato e del terzo settore) e Sbilanciamoci (la campagna di 35 organizzazioni italiane che analizza gli orientamenti di politica economica e sociale che emergono dai conti dello stato) tracciano rispettivamente il "Primo Rapporto sui sistemi regionali di Welfare" ed il "II Rapporto sullo sviluppo sociale". Il Quadro che ne risulta è abbastanza allarmante."
Infatti il presidente della Fondazione Zancan, presentando il rapporto completato dalla Fondazione stessa ha spiegato che 
"La riforma del Titolo V della Costituzione ed il processo di devoluzione in atto, accanto ai vantaggi che sperabilmente perverranno ai cittadini, comportano una serie di rischi sotto il profilo della sicurezza sociale, ed in particolare quello di indebolire la solidarietà nazionale, creando regioni di serie A, B, C e di conseguenza di compromettere alcuni diritti sanciti dalla Costituzione."

Alla luce di quanto ho letto nel testo della Carta Costituzionale e di quanto apprendo nell'informazione in generale, negli articoli del periodico News@Mail del Terzo Settore, in particolare, emerge una situazione che non si può fermare alla attuale realtà. 
Perché se è vero che una piccola parte della classe politica dirigente del nostro paese tende ad andare verso una devoluzione sempre più spinta dei poteri e dei compiti tipici dello Stato verso le Regioni, è anche vero che questo segna, immancabilmente, un progressivo peggioramento della qualità della vita in alcune regioni, derivante da un preoccupante indebolimento della solidarietà nazionale. 
E dalle notizie che vengono trasmesse in questi giorni sembra proprio che la "devoluzione" non sia gradita che ad un ristretto numero di persone.

Mentre tutto sta cambiando nel sistema del benessere (lo chiamano welfare) dei cittadini, l'utilità sociale delle nostre associazioni non si misura dal numero degli interventi assistenziali che si vanno a mettere a punto, ma dalla capacità di stare dentro a questi cambiamenti, facendo sentire alta la voce di chi si trova nella condizione di bisogno.

Ora, se è vero, come andiamo ripetendo da sempre, che una delle caratteristiche principali delle nostre Associazioni è quella di saper essere la cartina al tornasole delle esigenze della gente di cui sono parte ed espressione, è dunque vero che il servizio che meglio sappiamo svolgere è quello di segnalare i bisogni, le esigenze e le necessità della nostra gente.

Grazie alla nostra vocazione di associazione di volontariato che opera nell'emergenza sappiamo prenderci carico delle situazioni di crisi, per il principio di sussidiarietà (orizzontale) di cui ci sentiamo investiti.

A questo punto la nostra maggiore ambizione non può che essere quella di diventare inutili, dopo che la Pubblica Amministrazione a riempito i vuoti che abbiamo segnalato e momentaneamente riempito.

Per essere più chiara: a questo punto il compito principale delle Misericordie, o meglio della Confederazione Nazionale delle Misericordie d'Italia è, a mio parere, quello di aprire un ampio tavolo di discussione, con la piena collaborazione delle altre Organizzazioni di Volontariato, con al Pubblica Amministrazione, alla quale dovranno essere segnalate tutte le disfunzioni provocate dalla formulazione, forse un po' affrettata della modifica della Costituzione del 2001 e sottolineare che in alcuni settori la regionalizzazione è assolutamente impraticabile e deleteria (un esempio per tutti: la Protezione Civile) e apportatrice di confusione (chi fa cosa? chi paga i rimborsi? chi dirige le operazioni? 
I confratelli presenti a Badia a Ripoli, all'incontro con Bertolaso del 19 maggio 2004 sanno a cosa mi riferisco) e pertanto è necessario riflettere sul come andare avanti o se sia più auspicabile meditare un ripensamento.

Non credo, infine, che la Confederazione, oggi, possa risolvere i propri problemi, e quelli delle Associate promuovendo e portando avanti il progetto di una novella statutaria, tenendo conto poi, che ancora non è stata data piena attuazione in materia, allo statuto attuale, approvato a Fiuggi nel 2001.

Il Presidente relaziona per l'Assemblea di Roma:


Gli strumenti di decentramento di cui attualmente disponiamo appaiono ancora in fase di rodaggio se non di avvio e perfino deboli rispetto alle significative esigenze emergenti ma ciononostante ritengo vi siano ancora gli spazi utili per provvedere. Io credo che il passaggio migliore sia quello di procedere alla variazione dello statuto entro quest'anno per effettuare , ad anno nuovo, l'elezione degli organi. 
Tutto ciò porterà ad una ridistribuzione delle risorse economiche con alleggerimento della struttura Confederale per il trasferimento di alcune competenze ai Consigli Regionali.


Sono dell'avviso che in questo momento le Misericordie non abbiano bisogno di essere riunite in un organismo federativo che veda al suo interno realtà tanto diversificate quali, per esempio la Toscana, che può farsi forte di un organismo regionale costituito da oltre 300 associazioni (di fatto quasi metà delle Misericordie associate alla Confederazione), mentre, per esempio nel Lazio ci sarebbe un analogo organismo che tutela gli interessi delle 22 associazioni di Misericordia presenti in quella regione, è evidente che si verrebbero a creare sbilanciamenti pesanti nei confronti delle così dette regioni ricche, privando di ogni tutela quelle più bisognose.

Ciò sarebbe la negazione del principio di solidarietà e di fratellanza che è alla base del patto confederale.

Senza tenere conto che altrimenti verrebbero ad allontanarsi tutti i progetti che un tempo erano stati proposti sul tentativo di formazione uniforme su tutto il territorio nazionale per il soccorso sanitario e quello ventilato di patentini per gli autisti e di targhe unificate per i mezzi di soccorso, sulla falsa riga di Croce Rossa. 

Sono convinta che, in questo momento, il ruolo della Confederazione deve essere quello ci coordinamento, di rappresentanza e di giuda di tutte le Misericordie presenti sul territorio nazionale, e con la forza che da questa scelta le deriva, dovrebbe proporre la creazione di un organismo parallelo, di cui essa stessa potrebbe fare parte, che abbia la funzione tipica del patronato, una sorta di sindacato di categoria: quasi una Confindustria delle Misericordie, che tuteli gli interessi delle Misericordie che sono strutturate come aziende sociali sui tavoli tipici, aiutando le Associazioni che hanno scelto con sincerità di svolgere attività di impresa, a conciliare il ruolo imprenditoriale con quello volontaristico, senza tradire le origini e le aspettative dei confratelli che operano sulla strada della solidarietà.

Alla Confederazione vera e propria, quella fondata nel 1899 a Pistoia, il compito di seguire, esaltare e coordinare le Misericordie che operano con l'impegno totalmente gratuito dei propri volontari, recuperare lo spazio perso in questi anni di buio, ritrovare l'identità ed il prestigio che la contraddistinguevano prima che questa classe dirigente la utilizzasse a proprio uso e consumo, per i propri interessi personali.

Fraternamente


San Quirico d'Orcia, 11 luglio 2004

Anna Rita Casini
Consigliere Nazionale


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