Documento del 13 settembre 2005 presentato alla Conferenza delle Misericordie Toscane

"Una Confederazione partecipata"



Gentilissime Consorelle e Confratelli,

in qualità di coordinatore delle Misericordie della provincia di Siena non posso non esprimere il mio rammarico su quanto sta accadendo al nostro movimento, sia a livello nazionale che regionale.

Le Misericordie senesi, ben cinque anni fa, si sono permesse di inviare a Gianfranco Gambelli, ad Alberto Corsinovi ed a tutti i coordinatori toscani una proposta di nuovo statuto della Confederazione Nazionale che non aveva la pretesa di essere niente altro che uno stimolo per gli organismi della Confederazione medesima. L’obiettivo che le Misericordie del coordinamento senese si erano poste era quello, nell’interesse dell’intero movimento, di avere un nuovo statuto che andasse a recepire i nuovi scenari che si stavano aprendo e fosse in grado di dare risposte alle mutate richieste delle Confraternite aderenti.

Dobbiamo prendere atto, io come coordinatore ed i confratelli Governatori della area, che non si è capito, o non si è voluto capire, cosa proponevano le Misericordie senesi. D’altro canto nessun riscontro è mai arrivato in relazione alla bozza proposta. Le Misericordie che mi pregio di rappresentare proponevano che la Confederazione Nazionale, intesa non come associazione fine a se stessa o Misericordia sopra le Misericordie ma come momento aggregativo, come associazione di associazioni, rappresentasse le istanze delle aderenti a livello istituzionale, si occupasse di indirizzi politici, intesi non come politica “partitica” bensì come strategia complessiva di movimento, fosse di stimolo per trovare e far dare alle aderenti risposte innovative ai bisogni emergenti, stimolasse la costituzione di nuove Misericordie diffondendo quella “civiltà dell’amore, che ci dovrebbe contraddistinguere sempre e comunque.

La Conferenza Regionale, momento di proiezione della Confederazione Nazionale sul territorio, è nata dall’alto e non dal basso (ovvero dalle Misericordie) dimostrando ancora una volta che la Confederazione Nazionale non riesce a capire che la società civile ed istituzionale italiana ha avviato un processo (vedi la modifica del titolo V della Costituzione Repubblicana) che per il momento sembra inarrestabile ed irreversibile. Nonostante queste perplessità di fondo le Misericordie senesi hanno appoggiato la Conferenza Regionale ribadendo in ogni occasione che la Conferenza Regionale non dovesse mutuare la Confederazione Nazionale ma essere una “cabina di regia” dei coordinatori di zona, dei coordinamenti ed in ultima analisi delle Misericordie. Nella nostra visione la Conferenza Regionale non si deve sostituire ai coordinamenti ma supportarli laddove ce ne sia bisogno.

Nella proposta di modifica dello statuto Confederale redatto dalle Misericordie senesi si disegnava con attenzione il ruolo dei coordinamenti zonali come la struttura più importante del momento aggregativo delle Misericordie e non come un residuale strumento accettato solo perché non se ne può fare a meno. Il coordinamento è il luogo dove si leggono le necessità della gente, dove le Misericordie si possono coordinare tra loro per massimizzare la possibilità di fare del bene e di farlo bene e dove le Misericordie si possono aiutare tra se in spirito di fraternità.

Questo era il modello che grossolanamente avevamo auspicato e che le Misericordie della provincia di Siena auspicavano di poter discutere; auspicavano di poter condividere la propria posizione con una particolare attenzione all’ascolto di altre idee, consapevoli che il movimento potrà continuare a procedere solo nello sforzo della ricerca del consenso, nella condivisione delle decisioni e nella trasparenza dell’operato di ogni livello decisionale.

E’ chiaro che per poter ottenere una vera democrazia operante ed operosa nella Confederazione Nazionale e nel movimento è necessario un decentramento effettivo e non formale come l’attuale.

Premesso questo è doveroso fare alcune puntualizzazioni sulla proposta di modifica statutaria inviata in questi giorni e che comunque, con l’attuale stesura o con un’altra, dovremo andare ad approvare. Comunque l’attenzione dovrà essere alta perché lo statuto Confederale andrà ad influenzare profondamente le attività di ogni singola Misericordia.

La bozza di statuto presentato è molto simile a quello redatto da noi con una piccola ma enorme differenza: si attenua fin quasi a sparire il ruolo del coordinamento zonale in contrapposizione con il ruolo più determinante delle Conferenze Regionali. Nuovamente si propone una democrazia dall’alto (la Conferenza Regionale è espressione della Confederazione Nazionale) e non dal basso ovvero dalle Misericordie. Non si è tenuto conto delle modifiche apportate dal titolo V della Costituzione ma soprattutto non si è tenuto conto delle necessità delle Misericordie in particolare quelle più piccole. Dopo due anni di studi da parte di una commissione ad hoc possiamo affermare che la montagna ha partorito il topolino.

Cari Confratelli scusate lo sfogo, ma siamo stanchi, io e coloro che con me portano le istanze delle Misericordie senesi, di combattere battaglie contro i mulini a vento. Troppo spesso sembra che dei reali problemi delle Misericordie, non ultimo i rapporti con CRI, ANPAS ed AUSER che stanno crescendo alle nostre spalle sorridendo per il nostro immobilismo e le nostre divisioni, non importi a nessuno. Sottacere i problemi non porta sicuramente a risolverli. A nostro sommesso avviso lo statuto proposto è creato per ingessare la struttura come il precedente; non prende nemmeno in esame cosa significhi il termine “sussidiarietà” che prima avevamo definito come “democrazia dal basso”; cancella di fatto il ruolo del coordinamento. Non disegna il ruolo che la Confederazione Nazionale deve avere e non prova nemmeno a definire gli strumenti per ottenere gli obiettivi.

Auspicando di conoscere il Vostro parere in merito, porgo cordiali e fraterni saluti. 



Rapolano Terme, 13 settembre 2005

Fabrizio Tofani
Coordinatore di Zona della Provincia di Siena


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