Comunicato consegnato dal gruppo di oppositori al CPT- San Paolo di Bari al Consigliere Nazionale delle Misericordie Gianfranco Gilardi

Bari, 30 novembre 2005

"San Nicola è sbarcato a Bari il 2 aprile 2005 e ha chiesto asilo.
Ad accoglierlo c'erano gli operatori sociali della Croce Rossa, decisi a portarlo in un CPT.
Ma San Nicola, sorretto dalla popolazione barese, riuscì a parlare con il presidente della Croce rossa e con gli operatori: "Come potete voi, che vi dite un'associazione umanitaria, rinchiudermi in un carcere, senza che io abbia commesso alcun reato? Io sono un clandestino, vengo da Mira e vi faccio paura? In nome della sicurezza per me create carceri speciali, luoghi senza diritto perché ho l?unica colpa di esser fuggito dalla guerra, dalla fame, dalla miseria. Non è forse mio diritto? Non vedete che siamo in guerra e che questa guerra, che dice d'esportare la democrazia, produce solo massacri su scala mondiale??"
Con queste parole, sorretto dal suo carisma e dall'amore della popolazione, San Nicola convertì il presidente Michele Bozzi.
"Rinuncio", disse per ben tre volte: lo disse alla Prefettura, al suo presidente regionale e anche a quello nazionale.
E così facendo, lasciò andare il santo senza catene.
Eppure questo non bastò.
Oggi San Nicola è nuovamente in catene e questa volta è la Misericordia ad arrestarlo.
E qui, nella sede delle Misericordie, chiede di parlare con il suo presidente e a tutti coloro che, associazioni o istituzioni, consentono il funzionamento delle carceri speciali per migranti.
"Sono tornato per parlare a coloro che non disobbediscono.
A tutti quelli che si nascondono dietro la legalità e gestiscono il business della disperazione.
Sono tornato per parlare con voi, confratelli, che v'ispirate al modello di Cristo e del buon samaritano.
E allora vi ricordo che un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto.
Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passò oltre dall'altra parte.
Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre.
Invece un Samaritano n'ebbe compassione.
Gli si fece vicino e gli fasciò le ferite, lo portò a una locanda e si prese cura di lui.
Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all'albergatore, dicendo: Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno.
Non fu quindi il samaritano a prender soldi.
Fu lui a sborsarne, di tasca propria.
E come potete voi, invece, voi che vi dite un'associazione umanitaria, che v'ispirate al Cristo e al samaritano, prendere soldi per la mia incarcerazione e dire oggi che volete il mio bene, mentre legittimate la mia reclusione e tacete sulle violenze?
Eppure gestite il Cpt di Modena, il Cpt di Bologna, il Cpt di Crotone, il Cpa di Lampedusa.
Siete forse migliori degli altri?
Vi dico allora che, in realtà, la questione non è chi nè come gestisce i CPT, ma la loro stessa esistenza.
Non vi accorgete, forse, che i Cpt sono luoghi ambigui: dove l'accoglienza si trasforma in reclusione e la reclusione in business?
Ma voi sapete. Per quanto ancora farete finta di nulla??
Vi chiediamo di non gestire il Cpt.
Ve lo chiedono alcuni stessi vostri confratelli.
Ve lo chiede il sindaco di questa città.
In tanti hanno già detto no: la Rete NO-Cpt, il presidente della provincia di Bari, il presidente di questa e di altre tredici regioni.
Si è aperta una enorme contraddizione sull'esistenza e sulla gestione dei CPT che voi non potete ignorare".