Bari, 30 novembre 2005
"San Nicola è sbarcato a Bari il 2 aprile 2005 e ha chiesto asilo.
Ad
accoglierlo c'erano gli operatori sociali della Croce Rossa, decisi a portarlo
in un CPT.
Ma San Nicola, sorretto dalla popolazione barese, riuscì a parlare
con il presidente della Croce rossa e con gli operatori: "Come potete voi, che
vi dite un'associazione umanitaria, rinchiudermi in un carcere, senza che io
abbia commesso alcun reato? Io sono un clandestino, vengo da Mira e vi faccio
paura? In nome della sicurezza per me create carceri speciali, luoghi senza
diritto perché ho l?unica colpa di esser fuggito dalla guerra, dalla fame, dalla
miseria. Non è forse mio diritto? Non vedete che siamo in guerra e che questa
guerra, che dice d'esportare la democrazia, produce solo massacri su scala
mondiale??"
Con queste parole, sorretto dal suo carisma e dall'amore della
popolazione, San Nicola convertì il presidente Michele Bozzi.
"Rinuncio",
disse per ben tre volte: lo disse alla Prefettura, al suo presidente regionale e
anche a quello nazionale.
E così facendo, lasciò andare il santo senza
catene.
Eppure questo non bastò.
Oggi San Nicola è nuovamente in catene e
questa volta è la Misericordia ad arrestarlo.
E qui, nella sede delle
Misericordie, chiede di parlare con il suo presidente e a tutti coloro che,
associazioni o istituzioni, consentono il funzionamento delle carceri speciali
per migranti.
"Sono tornato per parlare a coloro che non disobbediscono.
A
tutti quelli che si nascondono dietro la legalità e gestiscono il business della
disperazione.
Sono tornato per parlare con voi, confratelli, che v'ispirate
al modello di Cristo e del buon samaritano.
E allora vi ricordo che un uomo
scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo
percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto.
Per caso, un
sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passò oltre
dall'altra parte.
Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò
oltre.
Invece un Samaritano n'ebbe compassione.
Gli si fece vicino e gli
fasciò le ferite, lo portò a una locanda e si prese cura di lui.
Il giorno
seguente, estrasse due denari e li diede all'albergatore, dicendo: Abbi cura di
lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno.
Non fu quindi
il samaritano a prender soldi.
Fu lui a sborsarne, di tasca propria.
E
come potete voi, invece, voi che vi dite un'associazione umanitaria, che
v'ispirate al Cristo e al samaritano, prendere soldi per la mia incarcerazione e
dire oggi che volete il mio bene, mentre legittimate la mia reclusione e tacete
sulle violenze?
Eppure gestite il Cpt di Modena, il Cpt di Bologna, il Cpt di
Crotone, il Cpa di Lampedusa.
Siete forse migliori degli altri?
Vi dico
allora che, in realtà, la questione non è chi nè come gestisce i CPT, ma la loro
stessa esistenza.
Non vi accorgete, forse, che i Cpt sono luoghi ambigui:
dove l'accoglienza si trasforma in reclusione e la reclusione in business?
Ma
voi sapete. Per quanto ancora farete finta di nulla??
Vi chiediamo di non
gestire il Cpt.
Ve lo chiedono alcuni stessi vostri confratelli.
Ve lo
chiede il sindaco di questa città.
In tanti hanno già detto no: la Rete
NO-Cpt, il presidente della provincia di Bari, il presidente di questa e di
altre tredici regioni.
Si è aperta una enorme contraddizione sull'esistenza e
sulla gestione dei CPT che voi non potete ignorare".