Newsletter del 20 aprile 2005
"Mutature e mutanti" Questa newsletter è stata concepita qualche ora prima che il Conclave affidasse a Joseph Ratzinger la responsabilità della guida della Chiesa e, prendendo le mosse dall’omelia “pro eligendo pontifice”, doveva essere messa in linea quest’oggi come “innocuo” contributo al dibattito del Movimento.
Joseph Ratzinger, nel frattempo, è diventato Papa Benedetto XVI ed ha posto, a chi scrive, un problema di opportunità.
Mi sono chiesto se fosse il caso di pubblicarla ugualmente o se, invece, non fosse più opportuno soprassedere evitando, così, di dare l’impressione di voler “strumentalizzare” l’occasione. Mi sono accorto poi, rileggendo quell'omelia e quella stessa Lettera agli Efesini che fu a suo tempo oggetto del Ritiro Spirituale dei nostri Consiglieri Nazionali,che il pormi questa domanda come se si trattasse di un “problema” non era segno di prudenza, né tanto meno di correttezza formale, quanto piuttosto una imperdonabile manifestazione di vigliaccheria mascherata da ipocrita educazione. Eccone dunque il testo. Chi non ricorda il film Blade Runner? Per quei pochi (molti?) che non ne ricordano la trama dirò che si tratta di un film di fantascienza dove il protagonista viene costretto (“E’ uno sporco lavoro, ma qualcuno deve pur farlo”) a dare la caccia ad alcuni mutanti, in tutto simili agli esseri umani, fortissimi ma privi di qualsiasi sentimento.
L’Arciconfraternita della Misericordia di Firenze, fra i molti meriti unanimemente riconosciuti da tutto il Movimento, ne ha uno che andrebbe maggiormente valorizzato e che, da solo, meriterebbe la riconoscenza dei Fratelli: la conservazione della tradizione. Qualcuno, parlandone, fa spallucce pensando al suo Statuto che, contrariamente alla prassi moderna, consente l’elettorato attivo e passivo a soli 72 fra i sui volontari; qualche altro, con malcelata invidia, accende i riflettori sulla nota e cospicua consistenza del suo patrimonio: questi giovani leoni rampanti del Movimento sembrano come certi nipoti che, in attesa di conoscerne le disposizioni testamentarie, considerano il vegliardo capostipite come una tenera e bonariamente ostentata eredità del passato dalla quale però è inutile attingere per affrontare le sfide dei tempi nuovi. Fra le occupazioni tradizionali che impegnano i Fratelli di questa Arciconfraternita ce né una che ben raramente giunge all’onore della cronaca: si tratta dell’assistenza domiciliare ai malati ed agli indigenti, le cosiddette “mutature”. Si tratta di accudire, cambiare le lenzuola o la biancheria intima, lavare, pulire, chi, ormai vecchio e solo, non è più in grado di provvedere direttamente a queste incombenze personali. E’ un lavoro che arriva dove i servizi sociali non arrivano od arrivano troppo raramente e che i più, oggi come un tempo, considerano “sporco” perché mette a contatto con la miseria, non solo materiale, dell’umana esistenza. “E’ un lavoro sporco, ma qualcuno deve pur farlo!”
In questi giorni l’attenzione del Movimento è stata costretta ad occuparsi del problema morale posto dalla gestione dei C.P.T. da parte di alcune Misericordie. Ogni ora che passa la documentazione sull’orrore dei C.P.T. e sull’errore compiuto nell’averli voluti gestire si arricchisce di nuovi particolari di cui stentiamo a fare a tempo a dar conto nella documentazione di approfondimento. In quella documentazione abbiamo letto che a chi ci diceva che erano lager di migranti in attesa di espulsione qualcuno ha risposto “Lo so, ma fino a che sono da noi qualcuno se ne deve pure occupare”. Frastornati, abbiamo letto che se ne stavano occupando quelle Misericordie non perché mancasse chi volesse farlo, anzi! Per potersene “occupare” c’era chi aveva partecipato ad una gara di appalto con offerte al ribasso come se si trattasse di un qualsiasi business commerciale. Sbigottiti abbiamo saputo, poi, che la gestione dei C.P.T. non faceva capo a singole Misericordie “eccessivamente intraprendenti”, ma che ne era titolare la nostra stessa Confederazione Nazionale a cui era dovuto il cinque per cento del compenso. Sgomentati abbiamo appreso così che chi, fra i nostri dirigenti nazionali, aveva detto che si sarebbe “preso a cuore il problema”, il problema lo conosceva benissimo per esserne stato, a suo tempo, artefice protagonista. “E’ un lavoro sporco ma qualcuno deve pur farlo!”
Ci siamo chiesti come fosse stato possibile che il nome della Misericordia potesse essere stato accostato alla “pratica del rifiuto” anziché a quello della "pratica dell’accoglienza" com’è tradizione. Ci ha risposto, indirettamente, quest'oggi il Cardinale Ratzinger nella sua omelia di apertura del Conclave che ci darà il nuovo Papa:
“La piccola barca del pensiero di molti cristiani è stata non di rado agitata da queste onde - gettata da un estremo all'altro: dal marxismo al liberalismo, fino al libertinismo; dal collettivismo all'individualismo radicale; dall'ateismo ad un vago misticismo religioso; dall'agnosticismo al sincretismo e così via. Ogni giorno nascono nuove sette e si realizza quanto dice San Paolo sull'inganno degli uomini, sull'astuzia che tende a trarre nell'errore. Avere una fede chiara, secondo il Credo della Chiesa, viene spesso etichettato come fondamentalismo. Mentre il relativismo, cioè il lasciarsi portare ''qua e là da qualsiasi vento di dottrina'', appare come l'unico atteggiamento all'altezza dei tempi odierni.“
Scopriamo così, con viva sorpresa, che la nostra critica al “relativismo morale”, che abbiamo intravisto in alcune scelte maturate nel nostro Movimento (come quella della gestione dei C.P.T.), ci rende, di fatto, dei “conservatori”.
Lo cosa, per quanto possa risultare nuova, a noi che guardiamo al futuro, non ci dispiace affatto.
Da Fratelli della Misericordia ammiriamo i Fratelli impegnati, con umiltà, nel “lavoro sporco” delle mutature agli indigenti; Da Fratelli della Misericordia contempliamo l’abisso che separa quel lavoro, dal “lavoro sporco” compiuto da mutanti.
Che Iddio ne renda Merito a ciascuno !
Andrea Cavaciocchi
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