Newsletter del 14 marzo 2006

"I passi lunghi del piccolo cesare"


Siamo nella Chicago degli anni 30.
Rico Bandello, detto “Piccolo Cesare”, è un piccolo gangster di periferia mosso da una sfrenata ambizione: quella di diventare il capo banda.
Riuscito nel suo intento, ma non avendo le “doti” del capo, si spinge arrogantemente molto al di là delle sue possibilità perdendo via via le protezioni che fino ad allora lo avevano sostenuto.
Sfasciata la banda è costretto a fuggire e, dopo essere finito fra i barboni di un dormitorio pubblico, in un estremo tentativo di tornare in auge, muore in uno scontro a fuoco con la polizia ( “Piccolo Cesare” –1930- regia di Marvin LeRoy con Edward G. Robinson).

E’ questa la storia di "passi troppo lunghi" che mi è venuta in mente apprendendo della inusitata iniziativa di Alberto Corsinovi, avvocato.
Così come il “Piccolo Cesare” non riesce a riconoscere il limite oltre quale non può andare, anche l’Alberto Corsinovi pare non riconoscersi più limiti (è bene precisare che l’accostamento fra i due è, ovviamente, dettato solamente da questo particolare).

Che cosa è successo.

Come si ricorderà, nel corso della Conferenza dei Servizi, che la Confederazione tenne verso la fine del 2004 a Napoli , venne deciso di armonizzare la struttura confederale di Protezione Civile con la nuova organizzazione territoriale (Coordinamenti Zona e Conferenze Regionali) che il Movimento si stava dando.
A seguito di ciò, l’UGEM si mette al lavoro e nei mesi successivi elabora una proposta di modifica dell’allegato 9 del Regolamento (ovvero della parte che regola l’articolazione territoriale di protezione civile) riconoscendo ed esaltando le competenze politiche in materia di Protezione Civile dei Governatori, dei Coordinatori ed alle Conferenze Regionali sul loro territorio senza che ciò comporti conseguenze per l’unità del Movimento e l’efficienza operativa del servizio.
Questa proposta, che viene fatta circolare fra le Misericordie della Toscana, viene poi presentata in Consiglio di Presidenza da Mario Davini, confratello, che ne è membro con delega alla Protezione Civile.
Mentre il Consiglio di Presidenza ritiene di dover valutare attentamente la proposte che verranno dalla imminente Conferenza della Protezione Civile, l'Alberto Corsinovi decide di bruciare le tappe provocando uno strappo profondo nel Movimento: propone, sostiene e fa approvare dalla Conferenza Toscana (senza che a Davini, confratello, sia consentito di illustrare la posizione confederale prima della votazione) un “Protocollo di Intesa”, ossia un vero e proprio “contratto fra le parti”, che dovrebbe regolare i rapporti fra la stessa Conferenza toscana e la Confederazione.

Si potrebbe pensare che la questione riguardi soltanto il settore della Protezione Civile, ma non è così.

Se si trattasse di questo, ricordando l’appellativo di “ruspisti” che l’Albero Corsinovi riservava ai Confratelli della Protezione Civile quando, agli esordi della sua carriera confederale, non aveva ancora dimestichezza con il “bel tacer” dei politici, non ci sarebbe da meravigliarsi.
Che sia insofferente verso questo esempio di “servizio puro e gratuito” è voce ormai comune nel Movimento e non è necessario ricordare il declino subito dal settore negli anni in cui era un influentissimo Consigliere di Presidenza (prima che si dimettesse a causa del suo coinvolgimento “nell’Affaire Millennium”) o le ragioni che portarono alle dimissioni il Direttore dell’UGEM di allora od, infine, le difficoltà frapposte, nel periodo seguente, alla ricostituzione dell’organismo.
Ho sempre avuto la sensazione, che confesso candidamente, che l’Alberto Corsinovi tema la capacità della Protezione Civile confederale di mettere in contatto, di far interagire fra loro direttamente, in prima persona, i confratelli sottraendoli agli equilibrismi demagogici di certi corridoi ed ai maneggi di certe politiche.

Come ho detto, però, a mio parere, la chiave di lettura è un’altra.

Ciò che fa l’Alberto Corsinovi, avvocato, è di proporre, nei fatti, “un contratto fra le parti” fra la Conferenza Toscana e la Confederazione.

Ora, come tutti sanno, un “contratto fra le parti” si stabilisce fra due soggetti che siano fra loro autonomi e distinti.
Una organizzazione unitaria, invece, si regola al suo interno attraverso lo Statuto ed i regolamenti così come ha fatto invece, correttamente, l’UGEM.
Un Movimento, infine, regola i propri rapporti interni facendo leva sulla comune visione, sui comuni valori, sulla condivisione delle esperienze, delle difficoltà e dei successi così come fanno invece, correttamente, fra loro i Confratelli.

L’aver proposto un “contratto fra le parti” significa, quindi, che, consapevolmente o meno, l’Alberto Corsinovi si comporta come se fosse alla guida di Misericordie che si siano sottratte (o debbano essere sottratte) al vincolo confederale e che abbiano rimosso i sentimenti di condivisione con le Misericordie del resto d’Italia propri del nostro Movimento.
Ovviamente, le Misericordie toscane non ci pensano proprio ad abbandonare il Movimento, ma questo è ininfluente: basta minacciarlo per sentirsi importanti.
Demagogicamente tutto questo viene giustificato dall’Alberto Corsinovi come “decentramento delle decisioni” e “partecipazione della periferia”: a me sembra che sia solo un ulteriore segno di imbarbarimento dei rapporti interni oltre che di divisione e di indebolimento della nostra natura unitaria e nazionale.

Dubito (ma posso sbagliare) che i confratelli ed i Governatori delle Misericordie toscane, che hanno potuto sperimentare lo stile di gestione e l’organizzazione operativa inaugurata dall’Alberto Corsinovi, abbiano avuto la sensazione di contare di più.
Temo, invece, che siano stati costretti a sopportare la moltiplicazione dei costi, provocati da una struttura regionale che cerca di replicare i servizi confederali,  ed una esosa organizzazione nella quale non si riesce più a capire, passando di livello in livello, di chi sia la responsabilità delle decisioni: una specie di articolazione “feudale” buona per rastrellare voti congressuali, ma, proprio per questo, non adatta al confronto, come si vorrebbe, fra Fratelli.

Davvero non riesco a spiegarmi come un “confratello” possa concepire di poter regolare contrattualmente i rapporti che lo legano agli altri confratelli nel Movimento.
Verrebbe da pensare che questa idea stravagante di un “contratto” fra Confederazione e Conferenza Toscana sia la maldestra trasposizione all’interno del Movimento del tipo e della qualità degli atteggiamenti abitualmente intrattenuti con l’Ente Pubblico.

Però una cosa è certa.

Con questa bislacca iniziativa l’Alberto Corsinovi punta a svuotare la Confederazione del ruolo di guida del Movimento, trasferendolo a se stesso e all’entourage con cui dovrebbe amministrare la rappresentanza e gli interessi delle Misericordie in toscana.

Dimentica l’Alberto Corsinovi che la Confederazione non ha affatto abdicato al proprio ruolo statutario e che le Conferenze Regionali sono solo l’articolazione territoriale di un Movimento che vuole rimanere unito e nazionale.
Dimentica, soprattutto, che il Movimento non è una torta che “Cesari”, piccoli o grandi, possano dividere a fette secondo la loro convenienza.

Ricordi, l’Alberto Corsinovi che gli scismi, con le Misericordie, hanno sempre avuto vita breve: ci provò meno due secoli fa, vendendo le MIsericordie al potere politico di allora, il pistoiese Scipione de’Ricci e sappiamo come andò a finire.

Impari, soprattutto, l’avvocato, ciò che imparano i Confratelli al momento della loro vestizione: “La Misericordia si governa a popolo!

Che Iddio Ne Renda Merito

Andrea Cavaciocchi



Il durissimo giudizio politico che ho espresso sull'indirizzo impresso da Alberto Corsinovi in Toscana sarebbe meno credibile se non offrissi, a lui stesso ed a chi ne è stretto collaboratore, la possibilità di replicare sullo stesso mezzo, giustificando le proprie scelte o contestando la mia interpretazione: è quanto invito a fare... curioso.

Nel frattempo invito Alberto Corsinovi a considerare l'opportunità di usare questo mezzo per diffondere il suo documento evitandomi, fra l'altro, l'incombenza di reperirne copia per altra via.

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