Newsletter del 20 marzo 2006

"A proposito di decentramento ed autonomia"


La diffusione della notizia che in Conferenza delle Misericordie toscane è stato proposto ed approvato il testo di un accordo con cui si intende regolare “da pari a pari” con la Confederazione Nazionale i reciproci rapporti ha provocato sconcerto ed incredulità, da un lato, e nervose e scomposte reazioni, dall’altro.

Come sanno bene le massaie, scoperchiare all’improvviso una pentola che bolle, provoca un gran nuvolone di vapore ed è un po’ quello che è avvenuto con le reazioni nervose e scomposte.
Ma come tutte le massaie sanno altrettanto bene, una volta sollevato il coperchio e dissolta la nuvola di vapore, diventa facile controllare ciò che bolle in pentola ed è ciò che è necessario fare per passare dallo sconcerto alla consapevolezza.

Il Movimento ha scelto ormai da tempo, in modo deciso e condiviso, di accrescere la propria democrazia interna dando luogo al decentramento delle decisioni.
Per far ciò è stato dato vita ad una articolazione territoriale, fondata sui Coordinamenti di Zona, attraverso la quale le singole Misericordie possono confrontarsi, congiuntamente, con il corrispondente livello della pubblica amministrazione.
Lo stesso principio viene mantenuto nei rapporti con le singole Regioni attraverso la partecipazione dei Coordinatori di Zona alle c.d. Conferenze Regionali dove vengono mediate, per poi essere condivise, posizioni comuni nel rapporto con l’ente regionale.

Il principio partecipativo dal basso che sostiene questa architettura è finalizzato, appunto, al decentramento delle decisioni attraverso il quale i singoli confratelli, attraverso i loro Governatori, su su, salendo di livello in livello, possono partecipare alle scelte del Movimento.

Il decentramento si basa cioè su tre pilastri fondamentali:

  • i Confratelli di Misericordia, vero corpo sociale del Movimento;

  • i loro Governatori, come legali rappresentanti delle Confraternite che hanno sottoscritto il patto federativo con la Confederazione Nazionale;

  • la stessa Confederazione Nazionale come luogo unitario nel quale il Movimento, costituito dai Confratelli, converge facendo prevalere l’interesse generale, unitario, su quello particolare dei propri componenti.

Diverso è il caso, ed è quanto è avvenuto in Toscana, nel quale un organismo intermedio, nella fattispecie la Conferenza Regionale, assume in proprio l’iniziativa di un rapporto bilaterale con la Confederazione.

Ciò che lo rende sostanzialmente diverso sono due elementi:

Il primo, gravissimo ai fini dell’unità del Movimento, è che il luogo della mediazione fra gli interessi delle singole Confraternite, rappresentati dai Governatori, e gli interessi generali del Movimento non è più la Confederazione Nazionale, ma bensì l’articolazione regionale.

Ciò è del tutto evidente quando l’articolazione regionale pretende di sostituire “istituzionalmente” i Governatori nel confronto in sede nazionale.
L’aver proposto, da parte della Conferenza Toscana, un “patto bilaterale” alla Confederazione corrisponde ad una “dichiarazione di autonomia” inequivocabile giacchè attribuisce alla articolazione regionale una “autonoma identità” della stessa natura dell’ “autonoma identità” della Confederazione.
Per questo si è potuto dire che alla Confederazione viene attribuito il ruolo di “controparte” in un contratto fra pari.

Se vi fossero dubbi sulla “deriva autonomistica” di questa impostazione è sufficiente a fugarli il fatto che l’articolazione regionale toscana, in questo famoso “patto fra pari”, ritiene di poter imporre limitazioni alla operatività confederale sul territorio della regione sottoponendo le iniziative nazionali alla sua preventiva approvazione.

Qui non si tratta di augurarsi i semplici rapporti improntati al buon senso ed alla fraterna collaborazione, come si vorrebbe in un Movimento come il nostro e come da sempre avviene nel rapporto fra Confederazione e Confraternite, ma di aver affermato una vera e propria sovranità territoriale.
Stabilire “contrattualmente”, come si è proposto, che la Confederazione “deve” agire in accordo con l’articolazione regionale, non solo attribuisce a quest’ultima un inammissibile potere di veto, ma denuncia apertamente che la Confederazione è vista come un nemico da quale difendersi e che, tutt’al più, è possibile “ospitarla” sul proprio territorio in cambio di adeguate garanzie.

Il secondo elemento, gravissimo ai fini della democrazia interna al Movimento, riguarda le limitazioni al potere di rappresentanza dei Governatori.

Con l’attuale sistema decentrato delle decisioni, sono i Governatori a rappresentarsi direttamente in sede di confronto nazionale nella Confederazione: questi stessi poteri sono limitati dalla pretesa della articolazione regionale toscana di rappresentare indistintamente tutti i Governatori della regione in un “patto bilaterale” con la Confederazione. 
E’ facile capire il perché.

Poniamo il caso che una certa quantità di Governatori della Toscana non approvi un provvedimento (come quello del “patto bilaterale” del quale ci stiamo occupando) assunto dalla articolazione regionale.
In un sistema decentrato di decisioni, come quello attuale, ciascun Governatore ha la possibilità di far valere il sua posizione direttamente nel consesso nazionale che guida il Movimento, trovandovi magari i consensi che non ha avuto nella sua regione, ed avendo la certezza che l’esito, anche qualora gli fosse avverso, sarebbe comunque di interesse generale.
Nella prospettiva perseguita dall’articolazione regionale toscana la sua voce, invece, si fermerebbe, appunto, a quel livello, mentre, a livello nazionale, verrebbe rappresentata esclusivamente la voce di una maggioranza che pretenderebbe di rappresentare la totalità delle Confraternite.

Il risultato sarebbe che la Confederazione diventerebbe il luogo di confronto, non più dei Governatori come oggi, ma soltanto delle strutture regionali, dando vita ad una organizzazione di vago sapore feudale, di fatto assai meno democratica di quella attuale.

Sono sufficienti questi elementi a chiarire la profonda differenza esistente fra il decentramento delle decisioni, che unitariamente stiamo faticosamente sviluppando nel Movimento, e la autonomia istituzionale che si vorrebbe introdurre, nei fatti, con iniziative come quella del “patto bilaterale”.

L’unità di tante “organizzazioni regionali autonome” è una cosa diversa e non ha lo stesso valore dell’unità nazionale del Movimento.

Un argomento questo che può ben giustificare l’allarme con cui ho appreso della iniziativa di alcuni dirigenti toscani e provocare le nervose, a volte scomposte, reazioni che ne sono seguite.

Esprimere un giudizio critico, positivo o negativo che sia, sulle scelte della Confederazione, più che un diritto, è un dovere di ciascun Confratello.

Difendere quell’unità del Movimento che ci rende Confratelli da Cormòns a Lampedusa, altrettanto.

Che Iddio Ne Renda Merito

Andrea Cavaciocchi

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