Vi è chi, fra gli "indiretti interessati" della sceneggiata dell'ultima settimana, ha trovato nuova occasione di scandalo nel fatto che, proprio da questo sito, noto nel Movimento per la sua estrema libertà nel dibattito, si levasse un appello ad una maggiore discrezione riguardo alle vicende confederali.
Una contraddizione in realtà solo apparente e che cessa di apparire tale se a ciascuno viene attribuito il ruolo che gli compete,in modo onesto, senza infingimenti, senza esaltanti promozioni di categoria né umilianti retrocessioni.
Come ci è stato fatto notare, proprio da queste pagine ci siamo contraddistinti per la pervicace volontà di dare visibilità anche alle Misericordie più piccole e lontane senza, per questo, risparmiarci in critiche pungenti verso la nostra Confederazione allorquando ne ravvisassimo i motivi.
Ce lo ricordiamo bene e con orgoglio, malcelato.
La questione della Millennium venne portata alla luce proprio da queste pagine, quando era ancora patrimonio riservato del dibattito di alcuni “selezionatissimi iniziati”, e venimmo additati, per questo, come dei reprobi davanti ad un Movimento ancora tenuto, beatamente, ignaro.
E’ successo ancora, per altri motivi ed in altre occasioni, ed ogni volta ci siamo guadagnati accenti di riprovazione.
Tutt'oggi c’è chi, lamentando la nostra scarsa predisposizione alla docilità, ci definisce “sito parallelo”.
Non ci doliamo di questo.
Sappiamo che chi grida “al fuoco” nel cuore della notte turba il sonno placido di chi sta per essere arrostito e ne sopportiamo le infastidite reprimende che precedono sempre la consapevolezza del rischio.
Gli “eserciti delle Misericordie” (per citare Bonacina in una intervista di anni fa) si “governano a popolo” (per citare il Rito della nostra Vestizione) e si pongono a sentinella delle loro secolari istituzioni.
Noi diamo voce alle “sentinelle” e con questo pensiamo di rendere un servizio al Movimento.
D’altra parte il principio di fondo di ogni comunità democraticamente partecipata, da Parmenide in poi, pretende che “I panni sporchi siano lavati in pubblico” affinché ciascuno, senza mediazioni interessate, possa verificarne lo stato.
Sappiamo che tutto questo non contribuisce certo a renderci “eleganti” né “salottieri”.
Come in certi vicoli delle città di mare, da noi la gente urla e strepita in dialetto popolano, brulicando fra ambulanti ed artigiani, all'ombra di lunghe file di panni stesi da finestra a finestra.
Ma come avviene per quei vicoli di quelle città, questa umanità minuta che li frequenta, trova nella Cattedrale, che vi ha voluto erigere al centro, il luogo ove celebrare la nobiltà della propria identità e dei propri sentimenti.
Circondata da bancarelle, urla, profumi e panni stesi, la Cattedrale custodisce, nei fumi dell'incenso, il silenzio del luogo sacro nel quale le parole “di verità” vengono soppesate ed onorate da comportamenti conseguenti.
Chi volesse davvero trovare sostanziali differenze fra questo sito “parallelo” ed il sito “ufficiale” dovrebbe ripensare a questa immagine.
Qui la nostra vitalità popolana espressa all’ombra dei panni stesi, là la sacralità del luogo della nostra identità e dei nostri sentimenti.
Per questo ci siamo scandalizzati degli strepiti di certi “sacerdoti” che hanno creduto di potervi inscenare le urla dei nostri vicoli quando noi, che in quei vicoli viviamo, entrando in Cattedrale la onoriamo togliendoci rispettosamente il cappello.
Il sito confederale è immagine della Confederazione: la nostra Cattedrale, il nostro “luogo sacro”, che rispettiamo e che vogliamo sia rispettato in primo luogo da coloro ai quali lo abbiamo temporaneamente affidato.
Noi, questo sito, siamo i vicoli, siamo la Vucciria, siamo Forcella…
Questo ci basta.
E spesso ci avanza.
Che Iddio Ne Renda Merito
Andrea Cavaciocchi