Newsletter del 14 giugno 2006

"I ragazzi del '96"

In quel giugno del ’96 eravamo giovani pieni di entusiasmo.
Da meno di un anno il nostro Consiglio Nazionale aveva approvato il Regolamento di Protezione Civile con cui aveva dato vita all’U.G.E.M. mettendo in moto un processo unificante nel Movimento che chiamava, tanto le Misericordie quanto i singoli Confratelli, a far parte di un unico grande progetto.

Avevamo la consapevolezza di veder germogliare di nuovo, dopo decenni, una delle più antiche radici delle nostre Misericordie: quella Squadra Federale di inizio secolo che fece proclamare all’immenso Presidente Nazionale Guido Donati “
Si può ben dire che la sola Vostra presenza fu ragione sufficiente a benedire la nascita della nostra Federazione”.

Di più. Avevamo la consapevolezza di realizzare il sogno, lungamente accarezzato dal Presidente nazionale Crema nel dopoguerra, di vedere di nuovo riunita in una “unica grande Misericordia” i confratelli di tutt’Italia convenuti nel soccorso durante le calamità.
Furono questi sentimenti che accolsero la notizia che la Versilia stava subendo una alluvione.

Ben prima che l’onda di piena giungesse al mare la nostra Sala Operativa (SOM) aveva allertato Confratelli e Misericordie. Un meravigliato Bruno Serena (allora Responsabile del settore P,P&P dell’UGEM) venne fermato appena in tempo sulla autostrada Livorno Genova (che stava percorrendo per lavoro) per veder passare le prime macerie galleggianti e da lì indirizzare le Squadre delle Misericordie che stavano sopraggiungendo dalla costa.
Il concorso dei Confratelli, delle Misericordie, fu pronto, generoso, unanime.
Tutta Italia volle transitare dal Centro Operativo del “Marzocchino” per prestare soccorso, certo, ma anche per dire, tutti insieme, “Le Misericordie ci sono!”.
E venne detto!

E venne ripetuto!
Pochi mesi dopo, a settembre, quegli stessi luoghi furono teatro della “Operazione Versilia”, il più grande dispiegamento di forze del volontariato per la ricostruzione mai concentrato in tre giorni di attività.
In quei tre giorni i Confratelli, lavorando giorno e notte, cancellarono le tracce dell’alluvione a Serravezza e dettero un segno di speranza a Stazzema: quel comune che in poche ore vide ridipinta la facciata seppe che era possibile rinascere e rinascere rapidamente.
Fu lavoro duro, ma pieno di entusiasmo.
Quei due confratelli che, solitari, tinteggiarono nuovamente navate, absidi, facciate della chiesa di Cardoso, unico monumento superstite in un paese devastato, sapevano di dare un segno di speranza e lo fecero!
Quei ragazzi del sud che rinnovarono la chiesetta di Ruosina, svuotata dalla furie delle onde, sapevano di poter lasciare un seme di umana solidarietà, e lo fecero!
Fummo in 2000 in quei tre giorni ed ovunque vi erano Confratelli della Misericordia a dare corpo alla speranza.

Una speranza incredibile, impossibile, illogica.
Quando qualche ora prima della conclusione dell’Operazione Versilia venne a trovarci il Capo del Dipartimento Professor Barberi, si trovò a passare davanti alla Chiesa Madre di Serravezza ancora coperta dalle impalcature sulle quali stuoli di volontari si davano da fare.
Avviandosi verso una vicina trattoria per la cena, vedendo l’enormità delle cose da fare e volendo forse rincuorare i Confratelli disse loro che se anche il lavoro non fosse stato terminato nei tempi previsti il loro impegno sarebbe stato, comunque, encomiabile.
Uscendo da quella trattoria si trovò a passare nuovamente da quella piazza e vi trovò una Chiesa restaurata, già sgombra dalle impalcature.
Ebbe l’impressione di trovarsi a vivere un miracolo: un miracolo compiuto nello spazio di una cena.
Pianse di commozione.

Oggi si celebra il decennale di quegli eventi e fa dispiacere vedere che al Movimento ed ai protagonisti di allora non è stato consentito di attingervi nuovo entusiasmo.
Una imbarazzata lettera dei Confratelli della Misericordia di Serravezza, spedita due giorni fa (12 giugno), annuncia che le celebrazioni sono in corso già dal 9 del mese e che si concluderanno questa settimana.
Vi si legge di ritardi nelle comunicazioni ufficiali e di “difficoltà” che si è cercato in qualche modo di superare riuscendo “
comunque, a garantire l’inserimento, nell’ambito dello stesso programma, della presenza delle Misericordie”.
Ai Fratelli di Serravezza deve andare il nostro sincero ringraziamento, ma non riusciamo a toglierci l’amarezza.
Possibile che le istituzioni e, se non esse, i dirigenti del nostro Movimento, abbiano potuto dimenticare quei giorni?

Infatti non lo hanno fatto.

E’ bastato fare qualche telefonata per scoprire che è almeno un mese e mezzo che i dirigenti toscani del Movimento, partecipando alle riunioni preparatorie, hanno all’ordine del giorno queste celebrazioni.
Evidentemente, qualcuno di questi, ha ritenuto si trattasse di un fatto privato, di stretto interesse locale, da affrontarsi rispettando le regole di pretese, ma inesistenti, “giurisdizioni” organizzative: perfino gli inviti risulta siano stati rivolti (al momento) alle sole Misericordie toscane.

Anche questo è un segno di tempi “poco esaltanti” fatti di campanili, di riserve di caccia, di personalismi.

Più che una gaffe politica a me pare una onesta rappresentazione del pensiero di chi vorrebbe il nostro Movimento spartito in fette, siano esse regionali od altro.

Onesta perché sincera ed incolpevole.
L’assenza di memoria storica del Movimento di certi moderni condottieri indipendentisti non può essere imputata a loro colpa: quelle esperienze di fraterna unità li videro allora solo increduli disattenti spettatori e non sono entrate a far parte della loro esperienza interiore.
Forse potrebbe essere censurabile l’assenza di sensibilità, ma anche quella non è merce che si possa comprare al mercato rionale.
Una sensibilità che non ha fatto difetto ai Fratelli di Serravezza che, con un certo imbarazzo, ci dicono di essere “riusciti comunque a far inserire il Movimento nel programma…”
Una sensibilità che l’attuale Direttore dell’UGEM (non informato nè invitato), facendo pubblicare un trafiletto sul sito confederale, cerca giudiziosamente di recuperare (in modo diplomatico per non smentire la Conferenza Toscana dalla quale è stata fatta partire via fax la lettera della Misericordia di Serravezza), facendosi interprete dei sentimenti di gratitudine rivolti dal Movimento a tutti i Confratelli ed alle Misericordie di tutta Italia che parteciparono a quegli eventi.

Nel giugno 1996 eravamo un Movimento unito in un sogno e la necessità della diplomazia ci era sconosciuta.
Nel giugno 2006 siamo un Movimento che ha smesso di sognare per dedicarsi a più profittevoli occupazioni convenzionate e che, dilaniato dagli interessi particolari, deve far ricorso alla diplomazia per sembrare unito.
Anche la diplomazia, la migliore, a volte, non riesce del tutto nel suo compito di decoro.



Che Iddio Ne Renda Merito

Andrea Cavaciocchi

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