Newsletter del 30 gennaio 2007
"Un sorriso su tutti" La Confederazione ha affidato ad uno scarno comunicato la comunicazione degli esiti della Assemblea Nazionale di sabato 27 gennaio. Vorremmo poter pensare che la laconicità sia dipesa da un benefico senso di imbarazzo. Temiamo, invece, che le poche parole usate siano l'ennesima testimonianza di una colpevole mancanza di consapevolezza.
Definire "partecipata" una Assemblea nella quale era rappresentato meno del 30 per cento del Movimento quando l'unico punto in discussione era lo Statuto non è un gesto pietoso con il quale si tentano di coprire le pudenda di una vergine violentata, quanto piuttosto il maldestro tentativo di nascondere (e di nascondersi) le responsabilità che ci si è assunti.
Andiamo con ordine e vediamo quali.
Pelle di rinoceronte - Poiché tutte le Misericordie sono state concordi sulla necessità di rivedere il brutto Statuto uscito dalla Assemblea di Fiuggi, l'apposita "Commissione Vannoni" aveva dato vita ad un certosino lavoro di limature per ottenere un testo che fosse unanimemente condiviso; quello sforzo unitario è poi andato drammaticamente perduto dopo la brusca accelerazione imposta dalle insistenze dell'Avv. Corsinovi all'indomani della censura da lui subita ad opera del Collegio dei Probiviri nella scorsa estate. Ne è venuta fuori una proposta abnorme che, moltiplicando i costi a carico delle Confraternite, le strutture burocratiche e i conflitti di competenze fra i diversi livelli di una architettura bizantina, è stata oggetto di diffuse osservazioni critiche nelle varie occasioni nelle quali se ne è parlato.
In questi mesi non è sfuggito a nessuno che il vero oggetto del contendere, nascosto nelle pieghe del "mostro giuridico" (per usare la definizione della "Bozza" usata dai suoi stessi estensori per niente soddisfatti del risultato raggiunto), era rappresentato dalla "autonomia politica ed amministrativa" (ovvero la personalità giuridica) che alcuni dirigenti toscani volevano ottenere dalla Confederazione.
Va da se che, per sensibilità politica e senso dell'unità del Movimento, simili decisioni non possono essere assunte "a colpi di maggioranza" neppure quando si tratta delle "maggioranze qualificate previste dalla legge": figuriamoci se ciò è possibile quando si tratta di una maggioranza di una assemblea resa valida dalla seconda convocazione. La sensibilità rispetto a queste considerazioni è misura della qualità "politica" di una classe dirigente, così come l'insistenza di cui si è dato prova in Assemblea è misura della sua già nota inadeguatezza.
Crine gastrico - C'è chi ritiene che in politica sia necessario avere "i peli nello stomaco" e che non si debba andare troppo per il sottile: è questione di stile e di motivazioni etiche. Abbiamo avuto conferma che qualcuno ritiene sia legittimo usare questo criterio anche nella vita del Movimento. Qualcuno, appunto.
Di segno opposto la posizione di buon senso assunta da Gabriele Brunini che, pur consapevole dei "maldipancia" che avrebbe provocato nell'entourage dei suoi "Grandi Elettori" toscani, ha proposto alla Assemblea di procedere speditamente verso l'Assemblea per il Rinnovo delle Cariche, già fissata per il prossimo 12 di maggio, affinché venisse affidato al nuovo Consiglio Nazionale il compito di redigere, in modo condiviso ed unitario, le regole della futura vita del Movimento. Si è trattato di una proposta di buon senso, solidamente ancorata ai principi di legalità, che va considerata attentamente per il suo significato. Questa classe dirigente, con la sua sequela di insuccessi, ha tratto origine da elezioni (quelle di Grosseto) fortemente inquinate dall'aver sottaciuto la reale situazione in cui versava la conduzione della Millennium (come ha ammesso lo stesso Presidente Gambelli nella relazione all'Assemblea dell'anno successivo) e non è stata capace di affrancarsene aggravando e moltiplicando inefficienze ed occasioni di divisione nel Movimento: è dunque necessario interrompere il più rapidamente possibile questa esperienza e ripartire con spirito diverso.
Le elezioni, la campagna elettorale interna, per loro natura accrescono le occasioni di dibattito e di confronto critico e ciò, in democrazia, è generalmente un bene. Nel caso specifico però di un Movimento che sia esposto, come il nostro, al rischio della frantumazione organizzativa il naturale accendersi della polemica elettorale deve potersi esaurire con rapidità per poi procedere, nel reciproco riconoscimento della legittimità del risultato, lungo la strada della condivisione. L'isolamento nel quale la sua proposta è stata lasciata dal suo stesso entourage elettorale, se premia la sensibilità dell'uomo e del politico, mostra una volta di più l'aggressività di certi dirigenti, degna di luoghi diversi dalla Misericordia.
Regole ad personam - Tanto più perché la legislatura è al termine e le Elezioni erano già fissate per il 12 maggio: insistere, dopo avere avuto anni a disposizione, per cambiare proprio ora le regole dello Statuto, e con esse quelle della Legge Elettorale, ben difficilmente può essere giustificato in altro modo, alla luce della ragione, se non come il tentativo di ottenere, per questa via, un indebito vantaggio in elezioni altrimenti date per perse. Un sospetto, questo, che non potrà che accendere maggiormente gli animi ed acuire le già profonde divisioni: è una osservazione talmente banale che, nonostante tutto, non può essere sfuggita neppure a quella classe dirigente che si è dimostrata, con i suoi atti recenti, così irrimediabilmente propensa alla "spaccatura". Non meraviglia che ci si sia buttata a capofitto.
Autoflagellazione ed autoconservazione - Certo è che la nomina di una "Commissione di Saggi" incaricata di produrre uno Statuto condiviso, in due mesi ed in questo clima, (dopo che è stato gettato alle ortiche il paziente lavoro di due anni di limature) non offre maggiori occasioni di tranquillità: le persone chiamate a farne parte, per i nomi annunciati in Assemblea (e certamente per quelli che saranno scelti in proprio dal Presidente), sono senza dubbio di primo piano; non è questo il punto. Il punto è che l'Organo di Governo (il Consiglio Nazionale) ha il dovere di predisporre quanto necessario al bene del Movimento e non riuscirci, come in questo caso di modifica dello Statuto, se è segno di un fallimento non per questo è necessariamente "colpa". Diventa "colpa" quando si ammette la propria incapacità e si fa di tutto pur di mantenersi nell'incarico: cosa è, se non una ammissione di incapacità, il proporre una commissione di "Saggi" esterna all'organo di governo? Cosa è se non un tentativo di "mantenere il posto" l'avvio di una lunga procedura quando, a poche settimane con il rinnovo degli organi, era già programmata l'occasione per rilanciare e risolvere in modo positivo e condiviso un problema che si era protratto per anni? C'è chi da un lato si autoflagella dichiarandosi implicitamente incapace e dall'altro procrastina il giorno in cui, forse, si vedrà sostituito. Contraddizione? Schizofrenia politica? O semplice scommessa sul fatto che la gente dimentica in fretta? D'altra parte è facile prevedere che la "Commissione dei Saggi" sarà fortemente influenzata dalle pressioni dirette ed indirette che già si sono manifestate in passato e, se anche non da queste, almeno certamente dal clima pre elettorale già respirato in Assemblea.
Tiro al bersaglio sui noti, sussurrati e outsider - Se l'Assemblea romana ha certificato il fallimento di una classe dirigente ha, al contempo, reso più difficile il suo ricambio. Se la presa di posizione di Brunini lo ha fatto apparire "inaffidabile" agli occhi di alcuni di quelli che ne sostenevano la ormai nota candidatura alla Presidenza Nazionale, neppure i "presunti" concorrenti pare siano usciti illesi dall'Assemblea. Caneschi, la cui candidatura alla Presidenza era per il momento solo sussurrata, non ha preso la parola né durante il dibattito né durante la presentazione delle mozioni e le dichiarazioni di voto: può essere stata una scelta strategica attentamente studiata e forse di successo, ma la posta in gioco rappresentata dall'unità del Movimento, avrebbe forse consigliato che almeno l'opinione comune con Brunini, sulla necessità di votare subito, fosse dichiarata in modo aperto ed ufficiale davanti alla Assemblea. Si allontana anche la possibilità di una candidatura Zileri Dal Verme(che per altro ha sempre dichiarato la sua indisponibilità): dopo che è stato incaricato di presiedere la "Commissione dei Saggi" non potrebbe candidarsi, dignitosamente, avvalendosi di una legge elettorale appena scritta di suo pugno.
Potremmo dilungarci ancora su una infinità di apetti procedurali, sostanziali, politici, organizzativi, legati agli esiti assembleari: sarebbe un esercizio inutile che niente aggiungerebbe alla osservazione che dall'Assemblea romana è uscito un Movimento con accresciute difficoltà.
Sensazione diffusa, difficilmente dichiarata, ma altrettanto facilmente intelligibile sulle facce dei presenti che lasciavano la sala assembleare consolati dal sorriso del Presidente Nazionale che dava appuntamento al prossimo settembre.
Almeno uno, fra tutti, ha ottenuto delle certezze.
Che Iddio Ne Renda Merito
Andrea Cavaciocchi
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