In un Comunicato Stampa di ieri il Dipartimento della Protezione Civile annunciava
l’arrivo di ondate di calore su ben 17 città italiane.
Fra gli effetti noti del caldo opprimente, oltre a quelli fisici (particolarmente rischiosi per chi sia affetto da patologie cardio-respiratorie), vengono segnalati quelli a carico del sistema nervoso con perdite di lucidità, anche gravi, amnesie temporanee, difficoltà di dislocazione e, pare, aggravamento dei fenomeni in soggetti già affetti da sdoppiamento della personalità.
Leggiamo sempre con divertito interesse il fondo con cui il Presidente Nazionale, curandolo di propria mano, è solito aprire il giornalino della Confederazione.
Nel numero in distribuzione in questi giorni, dando avvio alla
Campagna Elettorale, ci informa del proprio travaglio personale, gelosamente occultato negli ultimi sei anni.
L’imprevisto e coraggioso “outing” apre finalmente uno squarcio nelle nebbie che hanno avvolto la sua enigmatica figura presidenziale sin dagli esordi.
Sia che si trattasse di rispondere sull’andamento dei bilanci della Millennium Service oppure sulle implicazioni contrattuali della gestione dei CPT, la sue risposte, sempre vaghe e rassicuranti, erano state, sin qui, sempre contrassegnate da un indecifrabile sorriso.
Con il tempo, perfino la domanda che ci aveva colto agli inizi leggendo i suoi scritti ed ascoltando i sui discorsi
“Ma che gli passa per la testa al Presidente?” è diventata talmente familiare da non farci provare più nemmeno il sussulto della curiosità.
L’ “Outing” di Gambelli ci ha colto così impreparati nella mestizia della nostra resa per non essere riusciti a cogliere (non diciamo a comprendere e neppure a condividere, che sarebbe troppo!) una idea, che fosse una, fra quelle che hanno guidato la sua coerente esperienza di governo.
Apprendiamo così che il nostro uomo vive, ormai da sei anni, come un alieno naufragato su un mondo non suo dove lui, animato dalla profonda e disinteressata passione per il servizio è costretto a convivere (ingaggiandovi una titanica tenzone) con le tentazioni del potere e del denaro che invece governano i sentimenti degli indigeni con le loro “convenzioni”, i loro “gettoni di presenza” in prestigiosi Enti, gli “affitti a prezzo di favore”, i “salottini” della politica e le “anticamere” dei Ministeri (massime quelli dell’Interno).
Un travaglio che per la verità ci aveva fatto sospettare la presenza di
sosia, di un alter ego che spacciandosi per lui, si copriva di tutte le “nefandezze”
coraggiosamente denunciate nei suoi articoli di
fondo.
Non comprendemmo allora che quegli articoli di fondo erano il grido di dolore di un’anima trafitta che chiedeva d’esser liberata dal giogo, subito e mal sopportato , di un sistema dai principi corrotti.
Una ferita tale, lo comprendiamo oggi, che può far vacillare anche la più robusta delle querce e può indurre alla disperazione del “facciamo tabula rasa” che vede nel
“gentleman agreement”, per un rinnovato spirito di unità, dell’ultima Assemblea di Firenze un ostacolo alla catarsi del Movimento.
L’”Outing” di Gambelli, improvviso e coraggioso, è dunque, soprattutto, un segno di liberazione.
Al termine di una guerra sanguinosa, combattuta per sei anni nel proprio intimo, fra principi ed affari, dove i secondi, nonostante l’eroica resistenza, hanno finito per prevalere, quell’”Outing” è un
grido; un grido che per potenza e drammaticità è pari solo a quello che certi film fanno dire al Generale Custer circondato a Little Big Horn “Cani Rossi non
avrete il mio scalpo!”.
Il Dipartimento della Protezione Civile consiglia per fronteggiare i dannosi effetti delle ondate di calore, il riposo assoluto e di bere, bere molto, bere anche se non se ne ha voglia.
L’’Outing” di Gambelli è l’ultimo gesto di amore verso il movimento prima della definitiva uscita di scena: vuole
dissetarci.
Vuole farci bere.
Bere molto
Bere troppo.
Che Iddio Ne Renda Merito
Andrea
Cavaciocchi