“Ricordati che Radio ciabatta è più veloce del postino” mi diceva
“Cinque-e-Novanta”.
“Cinque-e-Novanta” (cinque le dita nel gesto di arraffare, novanta la paura), che periodicamente andava in ferie a carico dello Stato per via della sua professione, era un mio vicino di casa all’epoca in cui, bambino, abitavo nel quartiere popolare di San Frediano a Firenze.
L’insegnamento di quel mio vecchio conoscente, dalla fedina penale non proprio illibata, mi è tornato alla mente in queste ore quando qualche confratello ha cominciato a bisbigliare saggi consigli
"di doverose dimissioni" a proposito dell’articolo apparso su
L’Espresso, titolato ANTIMAFIA
DUBLE-FACE.
In quell’articolo si accusavano personaggi come Maria
Falcone, Monsignor
Bregantini, Tano Grasso (come dire il Gotha nazionale della cultura anti-mafia),
di essere ambigui nella loro azione, se non anche nelle motivazioni,
contro il fenomeno
mafioso.
Ma ciò che ha stimolato la solerte, ma poca, “saggezza” di questi
confratelli sono stati due righi del lunghissimo articolo.
Che citiamo letteralmente:
“La Direzione distrettuale antimafia si interroga su un’altra realtà di spicco: la Fraternità di Misericordia. Una organizzazione religiosa che spesso si è schierata contro la mafia, ma in cui i pm hanno trovato un mistero: il passaggio di denaro fra l’indagato per associazione mafiosa Anselmo Francesco Cavarretta ed il Governatore della Fraternità Leonardo Sacco”
Una simile affermazione è certamente grave ed altrettanto certamente avrebbe richiesto i necessari accertamenti.
Accertamenti che, a differenza di quei “poco saggi” confratelli fin
troppo precipitoso, abbiamo fatto.
Ne è venuto fuori, leggendo gli atti dell’indagine
che ha prodotto l’invio di ben 25 Avvisi di Garanzia (iscrizione N° 3687/04 RG NR a carico di Cavarretta Francesco Anselmo + 24) e numerosi
decreti di sequestro dei beni degli indagati, che
non esiste alcun riferimento né al nome di Sacco né alla Confraternita di cui è
Governatore.
Non un appunto, un pizzino, una intercettazione.
Niente di niente.
A questo punto, non essendoci mai stato alcun “passaggio di denaro”, l’unico vero “mistero” è quello rappresentato da un giornalista che si è abbandonato ad illazioni non documentate.
I Misteri esercitano sempre molto fascino.
Anche su di noi.
Ci siamo ricordati, così, che nei mesi scorsi L’Espresso è stato
rinviato a giudizio per diffamazione su azione di querela proprio da parte della Misericordia di Isola.
Possibile che vi sia un nesso?
Troppo facile e così poco “misterioso”!
Non ci siamo accontentati.
Cercando di capire ci siamo imbattuti, allora, nel “protocollo d’intesa per la legalità contro la cultura
mafiosa” siglato il 26 febbraio 2005, alla presenza del delegato confederale Emilio Capriolo e delle autorità dello Stato, fra la Misericordia di Isola di Capo Rizzuto ed il “Consorzio Mediterraneo Legno”, oggi oggetto d’indagine.
In quel protocollo si stabiliva che il “Consorzio Mediterraneo
Legno” avrebbe dovuto mettere a disposizione della popolazione isolana il 15 per cento dei propri utili di esercizio, come “ricaduta sociale sul territorio” degli investimenti finanziati con denaro pubblico, destinandoli agli interventi individuati dalla Confraternita.
Quel “protocollo” non è mai diventato operativo.
E’ a questo che si riferiva lo “scoop”
dell’Espresso?
Non lo sappiamo né, probabilmente, lo sapremo mai.
E non ci interessa.
Ci interessa molto di più “Radio Ciabatta”.
O meglio: ci interessano molto di più "i misteri di Radio Ciabatta”
E “Radio Ciabatta” in queste ore ha lavorato molto. Troppo.
Ha lavorato così tanto che, contrariamente al solito, i ”poco saggi”, i “sospettosamente solerti”, i “troppo precipitosi”
si sono esposti, incoraggiati dall'articolo de L'Espresso che offriva
loro una imprevista occasione di rivalsa post elettorale.
Così hanno messo mano al telefono, al fax, ed in men che non si dica si
sono sbilanciati in acutissimi "Ve l'avevo detto e non mi avete
dato retta".
Con ciò privandoci, di nuovo, di un mistero: quello sulla loro identità.
Ed insieme a questo, privandoci di quello dei veri intenti del tam-tam
dei "crucifige,
crucifige" con cui si è cercato di delegittimare moralmente,
attraverso l'attacco ad un Confratello, la dirigenza espressa dalla Assemblea di
ottobre.
Riservandoci, in compenso, una sorpresa.
Spiacevole.
Mai avremmo pensato che gli istinti di rivalsa si vestissero di cotanta
sciatteria.
Sappiamo invece che Dio renderà loro merito, al momento opportuno.
Ed a noi, per aver reso omaggio alla
Giustizia.
Andrea
Cavaciocchi