La visita romana del Presidente Bush ha offerto l’occasione a
don Gianni Baget Bozzo, discusso uomo di Chiesa e discutibile uomo politico, per rinnovare la sua elegia per
“la spada vindice della religione”.
In un articolo apparso 11 giugno sul Giornale scrive:
“La volontà e la forza sono caratteristiche del Dio coranico e il Dio cristiano, che esprime la misericordia e la debolezza, ha dovuto nei secoli essere difeso con la forza. E Bush ha guidato una coalizione simile a quella che l'Europa cattolica contrappose, con gravissime perdite e sofferenze, alla tentata conquista islamica durata mille
anni.”
Dell’uomo se ne conoscono i trascorsi politici che lo hanno portato a ripetute migrazioni da un partito all’altro, da destra a sinistra e viceversa; del religioso se ne ricorda, all’indomani dell’11 settembre, l’aspra critica al dialogo interreligioso promossa da Papa Giovanni Paolo II.
Ma non è delle avventure politiche dell’uomo che vogliamo parlare, né ci sollecita a farlo il bellicoso revival che vagheggia di moderne crociate, quanto piuttosto
l’idea che alla “virtù della Misericordia” si accompagni una natura
debole.
Non vi è dubbio che l’immagine di un uomo imbulletato su una croce sia quella di chi, sconfitto, è in balia dei suoi carnefici.
Se poi quest’uomo è finito sulla croce senza combattere, senza impugnare la spada, avendo avuto la presunzione di difendersi soltanto compiendo gesti di Misericordia verso il prossimo, allora non solo è l’immagine di un vigliacco, ma anche la sua pretesa, la Misericordia, risulta irrimediabilmente sconfitta.
Così è agli occhi che indagano la carne.
Così è agli occhi di chi è sensibile al potere terreno, ivi compreso quello che si manifesta attraverso l’uso della religione.
E si può dire a ragione che è da vigliacchi non impugnare la spada quando si tratta di difendere la propria religione in un dio debole incapace di difendersi altrimenti.
Certo è che se si crede che quell’uomo imbulletato sia davvero il Figlio di Dio (quello stesso Dio che inviò due soli angeli per distruggere le potenti città di Sodoma e Gomorra) e che, come tale, avrebbe facilmente potuto radunare attorno a se, non soltanto due angeli, ma interi
eserciti celesti; se si crede davvero a ciò che è scritto nei Vangeli a proposito della spada sguainata dell’Apostolo e dell’ordine di riporta,
c’è da rimanere disorientati davanti all’idea del "dio ringhioso".
Perché un Dio ha scelto di consegnare alla storia degli uomini non l’immagine del dio trionfante sugli eserciti,
ma quella del Corpo perdente malgrado la sua divinità?
Chi riesce a possedere la risposta a questa domanda, ha la chiave della Fede cristiana e comprende la forza che si cela dietro la “debole”
missione della Misericordia.
E’ una chiave che dovremmo cercare di conquistarci anche noi, da Confratelli.
Per dare un senso nobile alle nostre corse in ambulanza
a sirene spiegate.
Per esercitare la pazienza e la determinazione nelle nostre interminabili discussioni sulle migliori scelte organizzative da fare.
Per gratificarci con un “sol bicchiere d’acqua” al termine delle
nostre umane fatiche.
Comprenderemmo,
forse, allora, che ciò che facciamo non ha senso nel "qui ed
ora".
Ne
ha, davvero, soltanto della logica del solco della storia della Salvezza:
quella di ciascuno di noi e di noi tutti insieme.
Ha senso soltanto nella promessa del trionfo della Civiltà dell'Amore,
della Misericordia "ovunque e per sempre"