Correva l'anno 50 a.c; tutto il mondo conosciuto era sotto il controllo di
Roma, la quale con le sue legioni, aveva imposto la propria cultura.
Indubbiamente il diritto romano e la civiltà romana rappresentavano l'evoluzione delle civiltà egizia e greca, concentrando in se i lati
migliori, ma anche i peggiori.
Il senato romano che fino ad allora aveva rappresentato la democrazia,
in quanto tutto veniva discusso e deciso nelle assemblee,stava vivendo gli ultimi momenti di libertà.
Era emersa una personalità che avrebbe condizionato il futuro di Roma:
Gaio Giulio Cesare, il fondatore dell'impero.
Sotto di lui tutte le tribù ribelli erano state costrette a depositare le armi e ad accettare la civiltà latina.
Al di là dei confini esisteva solo la barbarie e l'ignoranza.
Tutto procedeva per il meglio nell'impero e Cesare avrebbe
potuto dire di aver conquistato la Gallia se non fosse stato per un piccolo paese
di irriducibili che non ne voleva sapere di sottomettersi.
I suoi abitanti vivevano tranquilli nella loro comunità semplice ma
genuina, forte di quei valori che la storia e la cultura della campagna portano con sè.
Avevano però un carattere fiero ed orgoglioso ed erano disposti a tutto per difendere il loro villaggio.
I romani avevano provato in tutti i modi, leciti ed illeciti, a
"romanizzare" quei Galli: li avevano perfino circondati con
ben quattro accampamenti da cui facevano partire le loro legioni, ma
tutte le volte erano stati respinti riportandosi a casa occhi neri e
braccia rotte.
La
cosa faceva letteralmente imbestialire Cesare, sempre in procinto di
una devastante crisi di nervi: non si rassegnava alle ripetute
sconfitte ma, soprattutto, non sopportava che i peggiori di quei
nemici fossero un piccoletto apparentemente gracile (Asterix) ed un
omaccione pacioso (Obelix).
Ed
Asterix ed Obelix erano appunto Galli di quel villaggio di
irriducibili.
Come tutti anche quel villaggio aveva un capo.
Era
Abraracoircix, un tipo un pò presuntuoso ma con un carattere
pepato, che temeva solo due cose: la moglie e che il cielo gli cadesse
in testa (per questo viaggiava sempre su uno scudo pronto all'uso).
L'autorità morale era però riconosciuta a Panoramix, il druido conoscitore di una magica
pozione che rendeva invincibili: fra i suoi clienti abituali aveva
appunto Asterix, un giovane che come Obelix era giunto al
villaggio da Lutezia dove aveva i genitori.
Obelix invece, essendo caduto dentro la pozione da bambino, era
meglio che non ne bevesse altra e la cosa lo ingelosiva molto: si
consolava con l'amicizia del cane Idefix. Obelix nonostante la mole
era di indole gioviale e giocosa, ma poteva diventare tremendo se solo
si infastidiva il suo Idefix o gli si impediva di mangiare il cinghiale di cui era ghiotto.
Eppoi vi erano ancora il bardo Assurrancetourix, Beniamina
la moglie (tremenda) del capo, Matusalemix il reduce dalla battaglia (vinta) di Gergovia,
Automatix il fabbro e molti altri.
Tutti
irriducibilmente decisi a non diventare "romani"
Toutatis era la loro divinità e li proteggeva.
Gli scontri fra questi piccoli Galli screanzati e le moderne e ben
organizzate legioni romane finivano immancabilmente con grandi
libagioni a base di cinghiale per i primi e con lunghe e dolorose
convalescenze per le seconde.
Come
sappiamo ad un certo punto Cesare se ne tornò a Roma proclamando di
aver conquistato la Gallia, ma tacendo di quel villaggio che ancora,
nonostante tutto, gli resisteva.
Molti personaggi sono così attuali che quasi sorge il dubbio che i loro disegnatori conoscessero quanto avviene oggi.
Possiamo solo notare che l'impero Romano, che per alcuni secoli governò il mondo, poi scomparve degradando
nel buio di un interminabile turbinio di divisioni interne, intrighi, gelosie, personalismi e malgoverno, mentre la piccola Lutetia,
patria dei genitori di Asterix ed Obelix, è diventata “la città delle luci” , la Ville Lumiere, l'attuale
Parigi.
Si può trarre una morale da questa storia? Penso di sì.