Newsletter del 29 agosto 2010

"Ope legis"
(imposto dalla forza della Legge)
 


(segue da "
Tacer,tacer bisogna!")


Il Presidente Brunini ha comunicato ufficialmente di aver dato esecuzione al disposto del Collegio dei Probiviri con cui si provvede alla cancellazione della Federazione Toscana delle Misericordie dal libro dei soci della Confederazione.

L’atto, dovuto sin dal maggio passato, è giunto soltanto dopo
la "messa in mora" del Presidente a seguito della scoperta, del tutto casuale, che non aveva dato esecuzione alla decisione dei Probiviri lasciandola lettera morta.

Se da un lato c’è da tirare un respiro di sollievo nel vedere affermato il “Principio di Legalità” evitando “in extremis” un nuovo conflitto istituzionale, dall’altro esplode in modo prepotente la constatazione che anche nel nostro Movimento si pone una “Questione Morale”, così come avviene in altri ambienti della vita nazionale.

Il “Principio della Legalità” viene affermato ogni qual volta le regole vengono rispettate.
Tuttavia quando le regole vengono rispettate soltanto per il timore delle conseguenze personali e patrimoniali, a quel “rispetto”, non può essere attribuita alcuna tensione morale.
Se, come in questo caso, non vi fosse stata una “scoperta casuale” a far scoprire l’inadempienza e non fosse stata espressa la “minaccia dei rigori della legge” la regola, con tutta probabilità, avrebbe continuato a rimanere lettera morta ancora per mesi, se non per sempre.

E’ questo il motivo per cui anche nei nostri Statuti, e prima ancora nell’ordinamento dello Stato, sono previsti gli Organi di Ganazia e di Controllo.
Ed è per questo motivo che nel dibattito interno al Movimento affermiamo fino alla noia la necessità assoluta di prevedere negli Statuti principi come quello della “Collegialità delle Decisioni” e della “Indipendenza ed incisività degli Organi di Garanzia”.

E, temiamo, che sia per questo stesso motivo, che quei principi vengono osteggiati con ogni arma ed ogni mezzo
arrivando perfino a provocare la paralisi della gestione confederale.

Non siamo così ingenui dal pensare che trattandosi di Misericordia e di Fratelli della Misericordia il nostro Movimento sia immune dalle miserie umane dell’ambizione e dei maneggi di potere.
Già i nostri avi, avvertiti di questi pericoli, ne fecero oggetto del “giuramento” che pronunciamo durante la nostra Vestizione.

Ma anche se non siamo ingenui, anche se la nostra mancanza di ingenuità ci fa chiedere poteri più incisivi e maggiore indipendenza dalla “politica” per l’Organi di Garanzia, sentiamo il dovere di pretendere che i nostri dirigenti diano prova di assoluta “moralità” nella gestione confederale.
Quella “moralità” che fa rispettare le regole non per timore delle sanzioni previste dalla legge, ma per intima e convinta adesione al senso di rispetto verso i Confratelli.
Quel rispetto che, ci viene ricordato, non consente di volgerli ai propri fini raggirandoli con le arti della dialettica e dell’immagine; con il favore, la menzogna o l’omissione.

Per tornare a fare nuovamente nostra la promessa:

“Ebbene quando sederai nell’assemblea saprai spogliarti delle tue passioni, dei tuoi risentimenti, delle tue vedute particolari ed egoistiche per dare o negare il tuo consenso, nel segreto del bossolo, con retta intenzione, avendo di mira soltanto il bene della Compagnia, anche se questo bene fosse in contrasto colle tue passioni, coi tuoi desideri, con i tuoi secondi scopi, quand’anche dovesse tornare a danno dei interessi particolari? “ 



Che Iddio Ne Renda Merito

Andrea Cavaciocchi


(
Continua)


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