Newsletter del 25 dicembre 2012

 

 

"Le pentole della Misericordia"


Quando giunse il Santo Natale del 1425
i Capitani del Bigallo, dopo aver messo le mani sulla Compagnia della Misericordia, non rinunciarono alle loro abitudini e ricevettero come omaggio personale dalla Compagnia l’attesa fornitura in polli e quant’altro fosse necessario a festeggiare sontuosamente la ricorrenza. 
In modo analogo disposero che pari fornitura venisse recapitata ai reggenti della Repubblica che li avevano sostenuti nella scalata al patrimonio di quella Compagnia.

I Capitani del Bigallo non erano cattive persone ed anzi fra loro vi erano certamente uomini onorati e stimati, che avevano avuto però “il difetto” di cercare la protezione della politica (della “casta” diremmo oggi) piuttosto che il favore del popolo.
Diversamente da loro i loro cugini Capitani della Misericordia avevano fatto affidamento sulla devozione popolare sviluppando una fittissima rete di relazioni (“orizzontali” oggi si direbbe) che se da un lato imponevano una oculata e trasparente gestione economica (sottoposta com’era allo sguardo vigile della gente) dall’altro ne garantiva l’autonomia.

La scelta del Capitani del Bigallo si era rivelata per la loro Compagnia, nel secolo precedente, munifica di beni e prebende sottraendoli al fastidio ed ai rischi dell’umore popolare per la quadratura dei loro bilanci.
Quando però l’economia incominciò a rallentare, la politica si fece più confusa e distante dai pii sentimenti del popolo, non riuscirono a rinunciare alla opulenza a cui si erano abituati e con bilanci sempre più in perdita toccò nuovamente alla politica salvarne le sorti imponendo la “fusione”  della Compagnia del Bigallo, che guidavano, con la Compagnia della Misericordia.

Con quella “fusione”, che secoli dopo i nostri Confratelli definirono “male assortita unione”, venne spezzato quel legame “di sangue e di carne” che aveva unito l’antica Compagnia della Misericordia direttamente al popolo fiorentino e che la aveva fatta prosperare in credito ed in patrimonio.
Perso lo slancio popolare, con gli anni, i Confratelli diminuirono in numero ed in impegno e l’istituzione, smarrita l’identità, arrivò addirittura a vedersi imporre dalla politica l’amministrazione controllata (1440): per distruggere l’istituzione bastarono, dunque, soli quindici anni.

Ma quel Natale del 1425 nessuno, men che meno i Capitani del Bigallo, si poneva il quesito di quali sarebbero stati gli esiti futuri: polli e capponi erano lì davanti a loro a rassicurarli che, nonostante tutto, le cose si erano aggiustate.

Le cucine fumanti di questo racconto lontano, che parla della presuntuosa e colpevole illusione di dirigenti imbelli e tronfi, richiamano alla mente una immagine che è circolata in questi giorni natalizi.

Anche in questo caso ci sono i fumi della cucina che avvolgono i Confratelli della Misericordia e pentole che bollono promettendo sapido ristoro; sono le cucine nelle quali si preparano
i pasti destinati ai senza dimora milanesi.
La ricetta che vi si cucina è certamente più povera e non prevede i polli ed i capponi del Capitani del Bigallo, ma (c’è da giurarci!) è da pentole come quelle che esce, questa volta davvero come sempre, la Misericordia.

Andrea Cavaciocchi


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