ESERCITAZIONE " APPENNINO 2004 "
(scenario - documento di Impianto)
in giallo gli aspetti specifici per la prova
All'esercitazione partecipano le seguenti Componenti e Strutture operative:
Amministrazione Provinciale di Firenze
Comunità Montana del Mugello
Comune di Firenzuola
Misericordie
A.N.P.A.S.
Lance CB - Firenze
Associazione Cinofili AKELA
1. SCOPO
1.1. II terremoto nel Mugello è una emergenza classificata di tipo C (Legge n. 225/92, art. 2 comma 3 . DLL. 112/98 ) che, per intensità ed estensione, deve essere fronteggiata con mezzi e poteri straordinari, e pertanto ricadente sotto la direzione ed il coordinamento del Dipartimento della protezione civile .
1.2. Nelle prime fasi dell'emergenza la risposta è organizzata dalle Autorità locali di protezione civile (Sindaci) in coordinamento con il Prefetto e con il concorso della Provincia e della Regione Toscana nonché delle strutture operative presenti nell'area.
1.3. Nella fase immediatamente successiva alle prime ore dall'evento la direzione ed il coordinamento sono assunte dal Dipartimento della protezione civile attraverso la dichiarazione dello Stato di Emergenza (art. 5 L.225/92).
1.4. Lo scopo dell'esercitazione è quello di verificare e aggiornare nel piano comunale di emergenza, le aree di attesa - ricovero della popolazione e le aree di ammassamento dei soccorritori.
2. TEMA
2.1. Riferimento Storici e Scientifici
2.1.1. Viene scelto quale scenario per questa attività addestrativa il terremoto del 1919 che ha colpito l'area dell'Appennino settentrionale interessando la zona del Mugello e le aree limitrofe della Provincia di Firenze, del Casentino, della Romagna, del Valdarno.
2.1.2. Altri lavori relativi a ricerche specifiche per una migliore conoscenza del rischio sismico del territorio italiano, hanno consentito di adattare l'evento sismico del 1919, preso a riferimento, alle mutate condizioni oggi riscontrabili.
2.1.3. Di particolare interesse per la pianificazione dell'emergenza per le zone prese in considerazione dal presente lavoro è stata l'elaborazione prodotta dal Servizio Sismico Nazionale, sulla base dello scenario preso a riferimento identificato secondo i seguenti parametri:· Epicentro localizzato a Vicchio (Fi)
· Intensità IX grado della scala MCS
· Magnitudo 6,2 della scala Richter
· Profondità ipocentrale tra 5 e 10 Km .2.1.4. Lo stesso scenario è stato preso a riferimento per l'elaborazione del lavoro di fine corso per Disaster Management dai Dr. Giovanni Porrati - Piero Cilembrini e Cap. Riccardo Romeo.
2.1.5. Lo scenario tema della esercitazione è stato utilizzato su scala zonale in occasione della ESERCITAZIONE NAZIONALE "CONCERTO 1998" svoltasi dal 18 al 20 dicembre 1998
3. SCENARIO
3.1. Evento Massimo Atteso
3.1.1. II terremoto del Mugello del 29 giugno 1919, a cui si fa riferimento come scenario dell'evento massimo atteso, rappresenta uno dei terremoti di maggiore magnitudo (6,2) che si siano verificati nel corso dell'ultimo secolo nell'Appennino settentrionale.
3.1.2. L'abbondante documentazione sia sugli effetti prodotti, derivante dalla letteratura scientifica e dalle notizie dei quotidiani dell'epoca, sia per le registrazioni strumentali di numerose stazioni europee, rende l'evento particolarmente significativo per la comprensione sismotettonica e l'analisi macrosismica della zona.
3.1.3. In questa parte è stato preso come principale riferimento il Catalogo dei forti terremoti in Italia dal 461 d.c. al 1980 dell' Istituto Nazionale di Geofìsica, 1995.
3.1.4. Inoltre si è tenuto conto della simulazione dell'evento elaborata dal Servizio Sismico Nazionale.
3.2. Area dei Maggiori Effetti
3.2.1. La zona di massima distruzione, circoscritta dall'isosista di IX° della scala MCS, comprende i centri di Vicchio, Pilarciano, Villore, Rostolena, Mirandola, Villa, Vitigliano, Rupecanina e Casole ove si verificarono crolli estesi a gran parte del patrimonio edilizio.
3.2.2.Le isosiste di grado maggiore (IX° - Vili0) mostrano una marcata lunghezza in direziono NE - SW con una accentuazione di propagazione in direziono SE per l'area di VII grado.
3.2.3. La cartolina macrosismica riporta che a Vicchio delle 1.500 case che formavano il paese 700 crollarono, 500 divennero inabitabili e le restanti riportarono danni.
3.2.4. L'area di grave danneggiamento comprende altri 70 centri abitati e si estende, oltre che nel Mugello, anche nell'alto Casentino, nel Valdarno e nella parte appenninica della Romagna dove gli edifici erano stati già gravemente danneggiati dal terremoto del 10 novembre 1918.
3.2.5. A Borgo San Lorenzo più di tré quarti delle abitazioni risultò inabitabile; crollarono la Pieve e la Chiesa del Crocifisso; crollò parzialmente la torre Savi nel centro del paese; le due ciminiere della fabbrica Brunori si spezzarono a metà; riportò gravi danni la caserma dei Carabinieri.
3.2.6. A San Godenzo la maggior parte delle abitazioni risultò inabitabile; la chiesa, monumento nazionale, riportò danni gravissimi.
3.2.7. A Dicomano si verificò il crollo della torre dell'orologio, di alcune case e gravi lesioni alle restanti.
3.2.8. A Luco di Mugello l'ospedale riportò gravi danni, i ricoverati dovettero essere trasportati in un altro ospedale.
3.2.9. A Firenzuola vennero danneggiati pressoché tutti gli edifici, ma non vi furono vittime fra la popolazione che al momento dell'evento si trovava ospitata in baracche allestite dopo l'evento sismico dell'anno precedente.
3.2.10. L'area di risentimento fu molto vasta: dall'Umbria alla pianura Padana.
3.2.11. La scossa principale di questo periodo sismico si verificò alle ore 15,06 gmt e fu preceduta da alcune scosse avvertite a Borgo San Lorenzo: la prima alle ore 3,52 gmt, la seconda alle ore 7,44 gmt e una terza di forte intensità alle ore 8,14 gmt seguita da altre più leggere. Molte repliche furono registrate il giorno 30 di cui una forte nell'area epicentrale alle ore 23,52 gmt.
3.2.12. Il 1 luglio alle ore 3,56 gmt si verificò una replica molto forte che causò ulteriori danni alle strutture già lesionate. Altre scosse di cui alcune forti furono avvertite fino al 30 luglio.
3.3. Effetti Sul Valore Esposto
3.3.1. Danni alla popolazione
3.3.1.1. II numero dei morti fu di oltre 100, quello dei feriti di oltre 400, i senzatetto ammontarono ad alcune migliaia, tutti nell'area del Mugello; sul versante romagnolo non furono segnalate vittime solo perché gran parte della popolazione viveva ancora nelle baracche a causa del terremoto che aveva coinvolto l'area nel novembre dell'anno precedente. La ricostruzione fu molto difficoltosa in conseguenza della crisi economica e sociale verificatasi dopo la prima guerra mondiale
3.3.2. Effetti sull'ambiente
3.3.2.1. Gli effetti prodotti dal terremoto riguardarono:
3.3.2.1.1. fessure nel terreno e grosse frane indotte nell'area circoscritta dall'isosista di VIlI°. In particolare a Vicchio lungo la mulattiera che conduceva al paese si aprì uno squarcio largo circa 1 metro e lungo più di 1 Km. La strada tra Vicchio e Rupecanina fu interrotta da una frana. Anche la ferrovia fra Vicchio e Dicomano rimase interrotta per frane. A Rostolena nel terreno si aprirono grandi spaccature e crollò parte della strada;
3.3.2.1.2. danni ai manufatti stradali soprattutto distacco di spallette dei ponti. Il ponte della strada provinciale tra San Piero e Scarperia riportò gravi sconnessioni.
3.3.2.1.3. cadute di massi sia nell'area mesosismica che fuori di essa in presenza di particolari condizioni. A Castagno d'Andrea la strada che porta a San Godenzo fu bloccata da massi franati dal fianco dei monti
3.3.2.1.4. intorbidamento delle sorgenti, variazioni della loro portata e manifestazioni di H2S fino alle aree con intensità > del V°. A San Godenzo molte sorgenti variarono di portata, alcune scomparvero, se ne formarono di nuove fra le quali alcune sulfuree. A Dicomano si verificò l'intorbidamento dell'acqua della fonte. A Galeata e Portico di Romagna furono segnalati l'intorbidamento delle acque delle sorgenti e del fiume.
3.3.2.1.5. A Firenze caddero diversi comignoli, si crearono fenditure alle pareti di molti stabili che dovettero essere puntellati, larghe crepe comparvero nei muri del convento di S. Lorenzo e riportò danni anche l'Osservatorio Ximeniano.
3.4. Ricerca degli Eventi Storici
3.4.1. II Mugello è considerato una delle zone a maggior rischio sismico della Toscana sia per la sua storia sismica con gli eventi di notevole intensità che si sono manifestati, sia per la densità della popolazione che insiste sul territorio.
3.4.2. L'attività sismica mugellana si presenta quasi sempre sotto forma di periodi sismici, più o meno regolari e prolungati nel tempo.
3.4.3. Gli eventi storici più forti ben documentati in quest'area sono stati :· il terremoto di Scarperia del 13 giugno 1542 del IX grado che causò crolli diffusi e inagibilità di gran parte del patrimonio edilizio di circa 20 località del Mugeilo tra cui i centri maggiori di Barberino, Borgo San Lorenzo, Scarperia e Vicchio. Dei 12.000 circa abitanti della zona morirono secondo fonti diverse da 500 a 120-150 persone ed il numero complessivo delle case distrutte o rese inabitabili fu da 3.000 a 1.200;
· il terremoto di Scarperia dell'8 settembre 1611 delI'VIII grado che interessò soprattutto due centri, Scarperia e Cerliano dove furono segnalate gravi lesioni agli edifici, ma non si segnalarono morti;
· il terremoto di S. Agata - Scarperia del 5 aprile 1762 del IX grado;
· il terremoto di Barberino di Mugeilo del 26 ottobre 1843 deiI'VIII grado;
· il terremoto di Borgo San Lorenzo - Vicchio del 6 febbraio 1845 delI'VIII grado;
· il terremoto di Vicchio del 29 giugno 1919 del IX grado -
3.5. Stima attuale della vulnerabilità e della esposizione (effetti sugli edifici e sulla popolazione coinvolta nell'evento massimo atteso)
3.5.1. La stima degli effetti sugli edifici e sulla popolazione nell'evento massimo atteso è stata fornita dal Servizio Sismico Nazionale sulla base di studi effettuati da Bramerini, Di Pasquale, Orsini, Pugliese, Romeo, Sabetta e pubblicati nel Rapporto Tecnico SSN/RT/95/1 dell'aprile 1995 "Rischio sismico del territorio italiano. Proposta di una metodologia e risultati preliminari".
3.5.2. "La vulnerabilità del patrimonio edilizio abitativo è stata stimata ripartendo le abitazioni in tré classi sulla base di indicatori, relativi alla tipologia e all'epoca di costruzione, ricavati dal censimento ISTAT del 1981 e opportunamente tarati mediante i dati rilevati sul campo dal GNDT. La correlazione intensità - vulnerabilità - danno è stata valutata utilizzando il metodo delle matrici di probabilità di danno sviluppato in seguito al terremoto dell'Irpinia del 1980.
3.5.3. II danno medio atteso, in un dato comune in un prefissato periodo di tempo, è stato quantificato secondo i 6 livelli della scala MKS - 76 ed è stata ricavata una stima del numero medio di abitazioni crollate, inagibili, danneggiate. Con una stima del costo medio di ricostruzione è stata effettuata anche una stima monetizzata del danno.
3.5.4. L'esposizione è stata valutata facendo ricorso ai soli dati ISTAT sulla popolazione, al fine di poter stimare l'ordine di grandezza del numero medio di persone coinvolte in crolli di abitazioni in un prefissato periodo di tempo. Con alcune ipotesi semplificative si è poi ricavato il numero atteso di vittime e di feriti.
3.5.5. Per una verifica della metodologia adottata e dei risultati ottenuti, sono stati simulati scenari relativi ad alcuni recenti terremoti distruttivi. I risultati sono da considerarsi preliminari e forniscono solo una stima degli ordini di grandezza del fenomeno che sono confrontabili con i danni provocati dai terremoti degli ultimi decenni."
3.6. Dati di Base
3.6.1. Aspetti morfologici
3.6.1.1. Il territorio del Comune di Firenzuola è uno dei più vasti d'Italia raggiungendo la superficie di oltre 272 Kmq.
3.6.1.2. Sotto il profilo geografico il territorio è costituito da un'ampia valle circondata da monti, formata dal bacino del fiume Santerno, e da valli minori formate da numerosi corsi d'acqua di limitate dimensioni il più importante dei quali è il Torrente Diaterna.
3.6.1.3. La zona è situata all'estremo nord della Provincia di Firenze.
3.6.1.4. Idealmente può essere delimitata dai quattro passi appeninici con cui è in collegamento: La Futa ed il Giogo verso sud, la Faticosa a nord, la Faggiola ad est.
· Il territorio del Comune è attraversato da SWW verso NE dal corso del Fiume Santerno nel quale a pochi chilometri a valle del capoluogo si getta, a sinistra, il torrente Diaterna.
3.6.1.6.
3.6.1.7. Complesse sono le condizioni geologiche e litologiche della morfologia di quest'area che è costituita da diverse formazioni rocciose:
· una prima, dislocata prevalentemente lungo gli assi di scorrimento dei corsi d'acqua, composta da sabbie e ghiaie frutto di alluvioni recenti ologene.
· una seconda, che occupa soprattutto la parte occidentale del territorio, marnoso arenacea romagnola (flysch marnoso-arenaceo: arenarie e siltiti gradate quarzoso-feldspatiche, micacee e dolomitiche alternate a marne siltose-serravalliano-langhiano-)
· una terza di macigno del Mugello (flysch marnoso arenaceo: arenarie turbidiche quarzoso-feldspatiche e calcaree alternate a marne siltose e siltiti -langhiano-oligocene-).
3.6.1.8. 3.6.2. Struttura insediativa
3.6.2.1. Tutta l'area è fortemente antropizzata ed è ricca gruppi di case e frazioni che ne occupano anche la la parte più elevata.
3.6.2.2. Firenzuola è il centro che ha visto uno sviluppo maggiore rispetto agli altri, più recenti, sia per cause storiche (fu rocca fiorentina) sia per la sua posizione in luogo maggiormente aperto e pianeggiante.
3.6.2.3.
3.6.2.4. Intorno al capoluogo sussistono ben diverse 27 frazioni alcune delle quali completamente disabitate ed in totale degrado:3.6.2.4.1. Bordignano, in amena e soleggiata posizione, con alle spalle estesi castagneti;
3.6.2.4.2. Brento Sanico, frazione oggi completamente disabitata, individuata nel PRGC come zona per la escavazione della "pietra di Firenzuola";
3.6.2.4.3. Bruscoli, prossima ai caselli autostradali di Roncobilaccio e di Pian del Voglio;
3.6.2.4.4. Caburaccia;
3.6.2.4.5. Casanova;
3.6.2.4.6. Castelvecchio si trova alle origini del torrente Diaterna, sul dorso dell'Appennino di Pietramala. Oggi la frazione è sede di cantieri per la realizzazione della ferrovia ad alta velocità.
3.6.2.4.7. Castiglioncello, si presenta oggi in uno stato di totale decadenza ed abbandono;
3.6.2.4.8. Castro San Martino;
3.6.2.4.9. Coniale;
3.6.2.4.10. Cornacchiaia;
3.6.2.4.11. Covigliaio;
3.6.2.4.12. Filigare;
3.6.2.4.13. Frena;
3.6.2.4.14. Giugnola;
3.6.2.4.15. Monti;
3.6.2.4.16. Moscheta;
3.6.2.4.17. Peglio;
3.6.2.4.18. Piancaldoli dista dal capoluogo di Firenzuola ben 25 Km ed è frazione situata nei pressi delle sorgenti del Fiume Sillaro;
3.6.2.4.19. Pietramala;
3.6.2.4.20. Rapezzo scarsamente abitato;
3.6.2.4.21. Rifredo;
3.6.2.4.22. S. Pellegrino;
3.6.2.4.23. S. Piero Santerno;
3.6.2.4.24. Tirli scarsamente popolata;
3.6.2.4.25. La Traversa o S. Iacopo a Castro nelle vicinanze del Passo della Futa ed ai piedi del Sasso di Castro.
3.6.2.4.26. Le Valli;
3.6.2.4.27. Visignano piccola frazione scarsamente abitata.3.6.3. Struttura demografica
3.6.3.1. Firenzuola ebbe origine per volontà della Repubblica Fiorentina quale castello posto a guardia della via di comunicazione con Bologna costantemente minacciata dalla famiglia feudale degli Ubaldini.
3.6.3.2. Da sempre ha rappresentato il centro amministrativo dell'area. Ciò è testimoniato anche dal fatto che la struttura urbana è alquanto limitata a fronte di una popolazione che nei secoli è sempre oscillata fra i 6000-7000 (con punte anche superiori ai 10.000) abitanti.
3.6.3.3. Attualmente la densità abitativa è di 18 abitanti per chilometro quadrato con circa 1800 famiglie e circa 4000 abitazioni.3.6.4. Strutture produttive
3.6.4.1. Firenzuola ha sofferto e soffre iei problemi tipici delle località montane di modeste risorse.
3.6.4.2. Nel secondario vi è una certa rilevanza dell'attività estrattiva della "pietra serena" accanto a imprese meccaniche e manifuttariere.
3.6.4.3. Interessante lo sviluppo turistico.
3.6.4.4. L'attività prevalente è tuttavia ancora quella agricola ad indirizzo zootecnico con bovini da latte e carne.3.6.5. Viabilità
3.6.5.1. La via di comunicazione più importante è costituita dalla S.S.503 .
3.6.5.2. Il territorio è altresì attraversato dalla S.S. 65.
3.6.5.3. In prossimità si snoda il percorso della Autostrada A1.
3.6.5.4. I principali percorsi per raggiungere Firenzuola sono:
3.6.5.5. 3.6.5.5.1. Da Bologna via Autostrada A1:
Uscita Pian del Voglio - Passo della Futa - Traversa - Covigliaio - Le Valli - Firenzuola
3.6.5.5.2. Da Bologna via SS 65:
Casalecchio di Reno - Pian di Macina - Pianoro - Zulla - Livergnano - sabbioni - Loiano - Pietramala - Firenzuola
3.6.5.5.3. Da Firenze Via Autostrada A1:
Uscita Barberino di Mugello - Montecarelli - Santa Lucia - Passo della Futa - Castro San Martino - Firenzuola
3.6.5.5.4. Da Firenze via SS 65:
Firenze - Trespiano - Pratolino - Vaglia - San Piero a Sieve - Scarpweria - Ponzalla - Passo del Giogo - Rifredo - Firenzuola
3.6.5.5.5. Da Imola via SS 603 - SS 503:
Borgo Tossignano - Fontanelice - Moraduccio - Coniale - San Pellegrino - Firenzuola
4. OBIETTIVI
4.1. Verifica dei tempi necessari per le attivazioni delle Componenti e Strutture Operative a livello locale ;
4.2. Verifica dei tempi di attivazione del Centro Operativo Comunale (C.O.C.) e di collegamento di quest'ultimo con il Centro Coordinamento Soccorsi (C.C.S.) presso la Prefettura di Firenze;
4.3. Verifica della funzionalità della sala operativa
4.4. Verifica della vulnerabilità edilizia del C.O.C.;
4.5. Verifica dei collegamenti radio di ciascuna Struttura Operativa del sistema di protezione civile che partecipa alla esercitazione;
4.6. Verifica dei tempi di installazione delle reti telefoniche di emergenza ;
4.7. Verifica dei tempi di riattivazione dell'erogazione di energia elettrica
4.8. Delimitazione dell'area a rìschio ed individuazione dei cancelli di accesso e loro presidio per la ottimizzazione dei flussi di traffico da e per l'area maggiormente colpita
4.9. Verifica dei collegamenti tra le sedi operative ;
4.10. Verifica della modulistica del modello di intervento Nazionale relativa al riepilogo giornaliero dei dati afferenti alle funzioni di supporto attivate nei C.O.M. ;
4.11. Verifica comunicazione "centri operativi 118".
4.12. Verifica organizzazione tecnico - logistica soccorritori
4.13. Classificazione strade e viabilità di emergenza
4.14. Organizzazione interventi per la tutela del patrimonio storico ed artistico
5. TERRITORIO
5.1. II territorio interessato dall'esercitazione è quello ricadente nel Comune di Firenzuola
6. CALENDARIO DEL PROGRAMMA
6.1. Dalle ore " X " di Venerdì 19 marzo 2004 alle ore 13.00 di Domenica 21 marzo 2004
7. DIREZIONE DELL'ESERCITAZIONE
7.1. Sindaco di Firenzuola
8. COMITATO DI COORDINAMENTO
8.1. Comune di Firenzuola
8.2. Provveditorato agli studi di Firenze
9. AVVENIMENTI IPOTIZZATI E RISPOSTE OPERATIVE
9.1. Sulla base dello scenario di riferimento (sisma del 1919) ad ogni avvenimento corrispondono le risposte operative previste dalle varie fasi del sistema di protezione civile, come di seguito indicato nel "Modello di Intervento"
10. MODELLO DI INTERVENTO
10.1. Sabato 20 marzo 2004 ORE "X" - Avvenimenti
10.1.1. Alle ore "X" un evento di magnitudo 6.2 (pari al IX grado della scala MCS) viene registrato, tra gli altri, dai sismografi della rete sismica nazionale centralizzata (ING, Roma). L'area interessata è relativa al Mugello in Provincia di Firenze. Sono interrotte tutte le comunicazioni elettriche e telefoniche. L'ING informa il Dipartimento della protezione civile e la DGPCSA dando notizia dell'evento. il Dipartimento della protezione civile, G.N.D.T. , S.S.N. collaborano per una prima verifica dei dati relativi all'evento.
10.2. Sabato 20 marzo 2004 ORE "X" + 15' - Risposte operative
10.2.1. II Dipartimento della protezione civile:
· La sala operativa contatta, il Prefetto di Firenze.
· Avverte la D.G.P.C.S.A. del Ministero dell'Interno.
·Avverte il Presidente della Regione Toscana .
·Avverte la Sala Operativa delle Misericordie
· Invia nel Mugello i propri nuclei di intervento, integrati con gli esperti del GNDT, SSN, ING e del Ministero dell'Interno.
· Attiva il programma di utilizzo dei Disaster Managers nel C.C.S. e nei C.O.M.
· L'ufficio stampa emana il primo comunicato stampa.10.2.2. II Ministero dell'Interno
· La D.G.P.C.S.A. attiva l'intervento del CAPI
Invia i funzionari presso la Prefettura di Firenze a supporto del C.C.S. e dei C.O.M.10.2.3. Il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco
· II Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco allerta le proprie Colonne mobili Regionali ;
· L'Ispettore Regionale dispone la mobilitazione delle sezioni operative della Regione Toscana
· II Comandante Provinciale predispone le sezioni operative per l'invio nelle zone colpite.
· Applicano la procedura per raggiungere le sedi operative previste dal Piano.10.2.4. La Confederazione Nazionale delie Misericordie
· Allertata dal Dipartimento delia Protezione Civile attiva la sala operativa nazionale ;
· Convoca l'Unità di Crisi e/o II centro di Protezione Civile del Comune di Firenze
· Nomina il Dirigente Responsabile del Coordinamento delle operazioni10.2.5. Le Organizzazioni di Volontariato
· I radioamatori e le squadre di Volontari locali, applicano la procedura di emergenza, prevista dal Piano provinciale, che consiste nel raggiungere il CCS ed i COM attivando le reti di collegamento;
· Le associazioni che proverranno da altre province e regioni , si appresteranno alla partenza per raggiungere le aree di ammassamento indicate dalla sala operativa del Dipartimento della protezione civile all'atto dell'attivazione.10.2.6. La Prefettura di Firenze
· Verifica l'agibilità della sede della Prefettura
· Attiva il C.C.S. presso la sede nell'edifìcio della Prefettura .
· Allestisce la sala operativa per funzioni di supporto (Allegato 2).
· Attiva i C.O.M. attraverso l'attuazione della procedura prevista dal piano provinciale per raggiungere le sedi operative (Allegato 1);
· Tiene informato il Dipartimento della protezione civile .
·Informa il Presidente della Regione Toscana
· Richiede l'intervento delle Organizzazioni di Volontariato coordinandone le attività in ambito provinciale;
· Informa il Presidente della Provincia.
· Informa e richiede alla D.G.P.C.S.A. del Ministero dell'Interno il concorso di uomini per supporto alle attività del CCS e dei tré COM.
· Predispone i cancelli stradali.
· Richiede e coordina l'intervento regionale e nazionale degli uomini e mezzi del Comando Provinciale dei VV.F .
· Richiede e coordina l'intervento delle FF.AA. per ii concorso di uomini e mezzi.
· Verifica l'opportunità di istituire ulteriori C.O.M. in relazione a danni in altri Comuni della Provincia.10.2.7. Il sistema sanitario locale
· La centrale operativa 118 della A.S.L. di Firenze, ricevuto l'allarme, predispone l'attivazione dei piani di emergenza ospedalieri.
10.3. Sabato 20 marzo 2004 ORE "X" + 1h - Avvenimenti
10.3.1. Il Comune di Firenzuola comunica le proprie esigenze al Prefetto perché possa meglio coordinarsi per l'adeguato invio di uomini e dei mezzi di soccorso
10.4. Sabato 20 marzo 2004 ORE "X" + 1h - Risposte Operative
10.4.1. II Dipartimento della protezione civile
· Il servizio Previsione e Prevenzione mantiene i collegamenti con il G.N.D.T il SSN e l'ING.
· II Servizio Volontariato attiva le Organizzazioni di Volontariato Nazionali ;
· II Servizio Materiali e Mezzi supporta le richieste della Prefettura.
· L'Ufficio Stampa dirama il comunicato secondo la procedura predisposta dalla Commissione Grandi Rischi.
· Il Dipartimento Servizi Tecnici Nazionali
· Personale dei Nuclei di intervento del Servizio Sismico Nazionale allertato, si reca sul luogo dell'evento ;10.4.2. La Prefettura di Firenze
· II Prefetto, sentito il Presidente della Regione Toscana inoltra la richiesta della dichiarazione dello stato di emergenza.
· Opera in stretto contatto con il Dipartimento della protezione Civile e la DGPCSA tramite il ponte radio o sistema satellitare10.4.3. La Confederazione Nazionale delle Misericordie
10.4.3.1. Attiva le Unità provenienti dalle altre Province e Regioni
10.5. Sabato 20 marzo 2004 ORE "X" + 5h e 30' - Avvenimenti
10.5.1. II Dipartimento della protezione civile
· Comunica l'avvenuta dichiarazione dello Stato di Emergenza da parte del Consiglio dei Ministri ;
· Verifica l'opportunità di ubicare la Direzione Operativa di Comando e Controllo presso l'Autodromo Internazionale del Mugello nel comune di Scarperia.10.5.2. Prefettura di Firenze
· II Prefetto di Firenze , a seguito dello Stato di Emergenza , assume l'incarico di Commissario delegato;
11. FASE ADDESTRATIVA
11.1. Si articolerà dalle ore "X" del 19 marzo 2004 alle ore 13 del 21 marzo 2004 nell'intera area interessata, secondo il programma previsto dal documento " Diario degli Avvenimenti "(non consegnato alle Componenti e Strutture interessate)
12. CENTRI OPERATIVI
12.1. Le sedi dei centri operativi sono state individuate, negli edifici pubblici che presentano in assoluto il più basso indice di vulnerabilità sismica tra quelli esistenti aventi, cubatura idonea. Il livello di rischio sismico degli edifici in oggetto sono stati rilevati dal volume "Rischio sismico di edifici pubblici" (Risultati per la Toscana - graduatorie di rischio) prodotto da CNR-GNDT, Regione Toscana Dipartimento Ambiente.
13. ORGANIZZAZIONE DELLA RETE DELLE COMUNICAZIONI
13.1. Considerata la particolare conformazione del territorio dei Mugello, i collegamenti da porre in atto devono consentire ai Centri Operativi un capillare controllo sulle attività .
13.2. Proprio durante l'emergenza i normali canali di comunicazione spesso collassano mentre risulta fondamentale garantire il flusso di informazioni da e por i centri operativi, tra gli uffici pubblici, nei confronti della popolazione. Occorre garantire l'immediata riattivazione delle reti di telecomunicazione radio, ponti radio e telefoni (per le strutture operative di protezione civile, gli uffici pubblici, e i centri operativi) per impartire disposizioni, conoscere la reale situazione nei vari punti del territorio colpito, diramare comunicati, allarmi ecc..
13.3. La particolare conformazione territoriale può creare difficoltà 'aggiuntive per le zone in ombra di varie parti del territorio che devono essere preventivamente individuate e trovate le opportune soluzioni. A tale scopo si prevede l'istituzione di un'apposita Unirà per il coordinamento di tutte le risorse e gli interventi necessari per ridare piena funzionalità alle telecomunicazioni per la
trasmissione di dati, testi, immagini e ogni tipo di inforni azione utile alla gestione dell'emergenza.
13.4. Le Associazioni di Volontariato dovranno garantire una stazione di base ricevente alla propria postazione logistica con orario continuato H 24, ed utilizzare apparecchi CB 27 Mhz sulla frequenza operativa, omologati nel rispetto della vigente normativa del Ministero PP TT"
13.5. Collegamenti radio
13.5.1. Il collegamento radio fra Dipartimento Protezione Civile e le Prefetture utilizzerà sistemi radio HF. Ove il sistema HF non fosse operativo, il collegamento sarà assicurato dagli operatori ARI mediante le loro stazioni.
13.5.2. II collegamento tra C.C.S. e rispettivi C.O.M. utilizzerà sistemi radio VHF e UHF per consentire il1 differenziamento delle possibilità di collegamento,
13.5.3. I collegamenti all'interno dei C.O.M. con i comuni facenti paste dei C.O.M. stesso saranno assicurati da apparecchiature radio delle Organizzazioni di volontariato .
13.5.4. II collegamento tra le aree di ammassamento soccorritori e aree di ricovero della popolazione con il C. O. C. sarà assicurato mediante le Assoluzioni di Volontariato .
13.5.5. II Collegamento tra !a centrale operativa del C.C.S. e le strutture sanitarie campali sarà assicuralo con collegamento in VHF
13.6. Società Telefoniche
13.6.1. Telecom Italia
13.6.1.1. L'Azienda realizzerà i collegamenti telefonici da e per i Campi Base, collegherà la Sala Operativa della Direzione di Comando e Controllo con i Centri Operativi periferici.
13.6.2. Telecom Italia Mobile
13.6.2.1. Attiverà le Unità mobili per garantire la telefonia mobile
13.6.3. Omnitel
13.6.3.1. Attiverà le Unità mobili per garantire la telefonia mobile
14. COORDINAMENTO SANITARIO
14.1.1. II coordinamento sanitario verrà assicurato dalla centrale operativa del 118 Firenze Soccorso.
14.1.2. Le Amministrazioni Comunali allestiranno dei CENTRI DI RACCOLTA presso strutture Comunali: Palasport - Stadio Comunale - Campo Scuola - Parchi Pubblici - Scuole etc...
14.1.3. Presso le sedi di Misericordia nel comprensorio della Provincia di Firenze, verranno organizzati dei Centri di Primo Soccorso.
14.2. Organizzazione della rete di intervento sanitario di Operazioni sanitarie in emergenza
14.2.1. La prima fase successiva all'evento sismico è caratterizzata da un sostanziale isolamento dell'area colpita, proprio quando i minuti possono essere decisivi per la sopravvivenza di un rilevante numero di persone.
14.2.2. In questo breve periodo in cui non è possibile contare su aiuti dall'esterno nel luogo della calamità risulta decisivo il comportamento dei "non esperti". Questo deve essere rivolto nelle due direzioni essenziali:
14.2.3. o riconoscimento dell'evento in atto e, nella misura del possibile, la sua immediata segnalazione ai servizi dotati di centrali operative funzionanti h 24 (Polizia, Carabinieri, Vigili del Fuoco, Centrale Operativa 118)
14.2.4. Salvataggio e primo soccorso sanitario.14.2.4.1. Il soccorso sanitario per il luogo del disastro prende avvio con la mobilitazione di uomini e mezzi e con l'attivazione della catena straordinaria dei soccorsi.
Essa viene attuata nelle seguenti fasi:14.2.4.1.1. o ricognizione e suddivisione della zona sinistrata in settori.
14.2.4.1.1.1. La ricognizione comprende una serie di operazioni finalizzate ad ottenere informazioni sull'evento e sulle sue conseguenze. Nel caso in cui dall'attività ricognitiva risulti che il territorio sinistrato sia molto esteso, la zona interessata sarà suddivisa in settori in base alla tipologia dei mezzi impiegabili, in relazione alle distanze fra le varie équipes e delle condizioni di percorribilità stradale e di accesso all'area sinistrata.
14.2.4.1.1.2. Ogni settore si avvale della competenza di un esperto in emergenza che dovrà sovrintendere al coordinamento delle operazioni ed in particolare:· alla condotta tecnica di tutte le operazioni;
· alla gestione dei mezzi necessari alla ricerca, salvataggio e soccorso;
· alle richieste di rinforzi di personale e materiali;
· al supporto logistico della catena straordinaria dei soccorsi;
· alla raccolta delle informazioni sull'evoluzione della situazione da trasmettere agli organismi competenti per la gestione dell'emergenza,
· rilevamento e recupero delle vittime.14.2.4.1.1.3. La conoscenza delle manovre di base della rianimazione cardio - polmonare dovrebbe costituire patrimonio conoscitivo da diffondere capillarmente tra gli operatori dell'emergenza.
14.2.5. Dal momento dell'impatto fino alle prime 24-36 ore
14.2.5.1. L'intervento del personale specializzato deve iniziare il più presto possibile.
14.2.5.2. Il salvataggio delle vittime da parte dei soccorritori specializzati (Unità di salvataggio, operatori di protezione civile) prevede una serie di operazioni compiesse quali la ricerca e la localizzazione delle vittime, l'adozione di sistemi di protezione individuale, l'utilizzo di strumenti sofisticati per il recupero degli infortunati da luoghi poco accessibili.
14.2.5.3. Questi interventi sono tutti finalizzati all'allontanamento delle vittime dal luogo in cui si trovano per poterle affidare alle équipes sanitarie. Qualora sia possibile e le condizioni delle vittime lo richiedano può risultare indispensabile effettuare un primo trattamento terapeutico già in questa fase e possibilmente da parte di personale specializzato inquadrato in specifiche "squadre sanitarie". Queste, formate da un medico e da almeno due infermieri o volontari soccorritori, rappresentano le équipes elementari per gli interventi sul luogo del disastro. Loro compito è quello di coadiuvare i soccorritori nel recupero degli infortunati, attuare i primi interventi medicalizzati, permettere un trasferimento in condizioni di sicurezza verso una struttura sanitaria provvisoria o, In assenza di quest'ultima, direttamente verso gli ospedali o gli altri presidi del territorio per un trattamento definitivo.14.2.6. Triage e stabilizzazione delie vittime
14.2.6.1. In presenza di eventi di grandi proporzioni caratterizzati da un alto numero di vittime può risultare necessario l'allestimento di strutture sanitarie provvisorie "unità sanitarie mobili" che, entro 7-10 ore dall'evento calamitoso affluiranno nelle zone colpite e saranno installate in luoghi idonei da un punto di vista logistico e strategico, in prossimità di un'area di atterraggio per elicotteri.
14.2.6.2. Ad ogni unità mobile medico-chirurgica, a cui sarà affidata una specifica area di intervento, sarà in contatto con gli ospedali da campo predisposti all'interno del cratere o ospedali di riferimento al di fuori del cratere
14.2.6.3. Ogni unità deve essere collocata in un luogo il più possibile vicino ai centri abitati colpiti, ma in un'area sicura e protetta da rischi ambientali. Dovrà essere situata in prossimità delle vie di comunicazione in modo da consentire un facile accesso ai mezzi di soccorso. Il personale (medici, infermieri e volontari soccorritori) di ogni unità sanitaria mobile medico-chirurgica partecipa alle seguenti attività:14.2.6.3.1. l'organizzazione di squadre sanitarie che attuino la ricognizione e la medicalizzazione sul campo;
14.2.6.3.1.1. il coordinamento del trasporto e l'accettazione degli infortunati;
14.2.6.3.1.2. la classificazione dei feriti (triage) secondo criteri di gravita differenziati;
14.2.6.3.1.3. l'attuazione delle terapie primarie ed una "messa in condizione" degli infortunati per assicurare la stabilizzazione, la sopravvivenza immediata ed il trasferimento in condizioni di sicurezza;14.2.6.3.2. l'evacuazione ordinata verso i presidi ospedalieri più idonei per il trattamento definitivo delle lesioni.
14.2.6.4. Nelle primissime ore dall'evento, se necessario, può essere allestito il PMA posto medico avanzato dove viene eseguito il triage e la stabilizzazione delle vittime.
15. VISITE PROGRAMMATE
15.1. Al fine di sensibilizzare l'opinione pubblica sulle problematiche della Protezione Civile, sono autorizzate visite di scolaresche della Regione Toscana, in orari stabiliti in accordo con l'organizzazione, senza distogliere dalla funzionalità operativa H 24 il personale impiegato.
16. ATTIVAZIONE DEL VOLONTARIATO
16.1. All'ora " X " di venerdì 20 Marzo 2004
l'operatore di turno alla Sala Operativa Misericordie attraverso il numero telefonico unico nazionale (055/41.41.40) riceverà dalla Sala Operativa del Dipartimento Nazionale di Protezione Civile, una richiesta URGENTE di attivazione dei piani di intervento delle Misericordie d'Italia per un sisma di alta intensità tellurica verificatosi nella provincia di Firenze, con particolare interessamento del Mugello.
16.2. Immediatamente viene avvertito il Presidente Nazionale delle Misericordie ed il Direttore dell'UGEM. Il Presidente Nazionale, sentito il parere dell'UGEM, nomina i! DIRIGENTE RESPONSABILE del coordinamento delle operazioni, i! quale si recherà immediatamente a Firenzuola prendendo contatto con la locale sede di Misericordia.
16.3. Contemporaneamente viene attivata la S.O.M. (Sala Operativa Misericordie - Firenze) che invierà sul luogo di intervento il Nucleo C.R.O.M. (Centrale Radio Operativa Misericordie).
16.4. Successivamente vengono allertate tutte le Misericordie d'Italia con Unità di Protezione Civile, e contemporaneamente vengono allertate tutte le altre Associazioni di Volontariato.
16.5. La S.O.M., tramite il TELEALLARME, inoltrerà lo STATO DI EMERGENZA a tutte le associazioni partecipanti alla manovra, le quali dovranno approntarsi a partire nel momento che riterranno più opportuno, tenendo presente che dovranno essere completamente AUTOSUFFICIENTI ed operative.
16.6. Ricevuto l'allarme, ogni istituzione dovrà comunicare dell'avvenuta partenza dalla propria sede di appartenenza, alla SALA OPERATIVA delle Misericordie d'Italia, che via radio ed Interne! trasmetterà la comunicazione a! Campo Base, da cui il Dirigente Responsabile predisporrà per opportuno invio di auto - staffetta al fine di agevolare l'avvicinamento al campo Base.
16.7. I CAMPI BASE principale troveranno collocazione nel Comune di Firenzuola
16.8. Durante i giorni dell'esercitazione, ogni Istituzione dovrà garantire l'efficienza della propria stazione ricevente, poiché tutti gli allarmi saranno diramati via RADIO e SENZA ALCUN PREAVVISO.
17. Volontariato - VERIFICA INTERVENTI
17.1. La Sede di verifica sanitaria degli interventi, saranno le Strutture Sanitarie da campo, dove convergeranno tutti i feriti simulati.
17.2. Presso la struttura del Posto Medico Avanzato e della Unità Medico Sanitaria verranno esaminate le prime situazioni e prestate le cure d'urgenza; successivamente avverrà il trasferimento alle strutture sanitarie di degenza presso altre destinazioni. Nelle strutture sanitarie opereranno MEDICI e PARAMEDICI che non prenderanno parte diretta negli interventi esterni. I Sanitari adotteranno il TRAUMA SCORE per gli interventi d'urgenza, dopo aver relazionato teoricamente i partecipanti sulla attuazione del sistema. In particolari situazioni di gravita, dove saranno coinvolti numerosi "feriti", i medici delle Unità Operative in collaborazione con i sanitari delie strutture sanitarie da campo, adotteranno direttamente sul luogo dell'incidente il TRIAGE per un migliore smistamento dei feriti ai centri ospedalieri organizzati.
17.3. Verranno istituite:
17.3.1. UNA COMMISSIONE ESTERNA
17.3.1.1. La Commissione Esterna osserverà il lavoro svolto durante lo svolgimento degli interventi, relazionando il Centro Operativo sull'attività svolta in esterno; essa sarà coordinata da un responsabile.
17.3.1.2. La Commissione al termine dell'esercitazione, relazionerà nel debriefing finale, al fine di fornire una indicazione di massima che servirà ad ogni Associazione per fare una AUTOVALUTAZIONE dei propri interventi.
17.3.1.3. Tutti i dati che, durante ed al termine di ogni simulazione, verranno raccolti dalla commissione, saranno inseriti nel Centro Elaborazione Dati, per fornire una elaborazione complessiva dell'intera esercitazione.