20 settembre 2002 - Il mesaggio del Consigliere Nazionale Gianfranco Gilardi
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20 settembre 2002 - Il Messaggio del Consigliere Nazionale Gianfranco Gilardi
Carissimo Presidente,
sono onorato , come penso la maggior parte dei confratelli pugliesi, della Tua presenza e della 'Confederazione' in Puglia essendo questa la prima iniziativa a carattere nazionale che si effettua nella nostra regione.
Devo però esprimere, senza polemiche distruttive, il mio disagio e dei coordinatori zonali, soprattutto del coordinatore
locale, Nino Dragone, in quanto nessuno ha mai saputo dell'idea di realizzare una così importante iniziativa nel nostro territorio, lasciando qualche perplessità ed amarezza.
Con questo non pretendiamo che ci sia il nulla osta dei dirigenti locali, ma la possibilità di coinvolgimento degli stessi è senz'altro un atteggiamento di correttezza, di rispetto e, soprattutto, di incentivo maggiore alle presenze delle sedi pugliesi; è stato inconcepibile ricevere la notizia attraverso una lettera, senza aver mai saputo, né il sottoscritto né gli altri, della volontà di organizzare tale manifestazione: d'altra parte ci siamo incontrati in numerosi contesti, in quest'ultimo periodo, ivi compresi le riunioni con i coordinatori zonali, e pertanto avremmo gradito almeno un cenno!
Purtroppo ciò non è avvenuto, e molte sedi non hanno avuto riscontro anche per il mancato ricevimento della lettera con il programma, non contando, poi, l'avvicendarsi di manifestazioni programmate già da tempo, come la Veglia di San Pio, che vede coinvolte proprio oggi le Misericordie foggiane; alcuni Governatori hanno deciso anche di non partecipare per una forma di protesta pacifica, ma non lesiva verso il movimento.
Sembrerebbe a mio avviso, caro Presidente, che la Confederazione stia perdendo di vista i concetti di coinvolgimento del movimento puntando su traguardi di carattere aziendale che potrebbero anche andar bene, ma non dovrebbero dimenticare le origini e le finalità delle Misericordie; sappiamo bene che la nuova società Millennium è demandata all'organizzazione delle assemblee, dei meeting e di quant'altro è necessario allo sviluppo commerciale del movimento, ma ,se non ricordo male, la programmazione delle iniziative dovrebbe essere esclusivamente di competenza del Consiglio Nazionale, anche se quest'ultimo viene convocato una o due volte.
Questa situazione certamente non favorisce il normale decorso delle attività di un'organizzazione nazionale come la nostra, in quanto crea una confusione di intenti e di eventuali iniziative o manifestazioni: basti pensare, che negli ultimi consigli nazionali si era deciso di organizzare l'assemblea nazionale a Bari e non una conferenza programmatica: con ciò non voglio assolutamente sminuire l'importanza dell'iniziativa, ma forse si poteva procedere ad una migliore distribuzione.
Vorrei, infine, confermare il nostro impegno nell'ambito della protezione civile, come già dimostrato nel passato, e sicuramente avremo modo di discutere, nelle commissioni o gruppi di lavoro, delle attività da intraprendere anche nella nostra regione allargando le capacità operative e professionali, in funzione dell'ottimo lavoro che l'U.G.E.M sta facendo in questi ultimi tempi, con un ringraziamento particolare al Direttore , Mario Fredianelli, ed al suo staff.
Non mi resta che augurare buon lavoro e che Iddio ve ne renda merito.
Bar, 20 Settembre 2002
Il Consigliere Nazionale Puglia
Gianfranco Gilardi
21
settembre 2002 - Tavola Rotonda “La nuova Protezione Civile: un fondamentale
rapporto volontariato /Enti Locali”
Intervento dal pubblico di Andrea Cavaciocchi circa la Relazione del Dottor
Miozzo, responsabile del settore “Volontariato” del Dipartimento della
Protezione Civile.
"Se c’è una cosa che non manca mai di meravigliarmi è la straordinaria continuità dello Stato.
Mi
scuserà, Dottor Miozzo,
se la chiamo in causa direttamente, ma in questo momento qui Lei rappresenta la
massima struttura organizzativa dello Stato nel campo della Protezione Civile.
Come le dicevo, Dottor Miozzo, io sono un semplice e normale cittadino e come
tale, pagando le tasse, mi aspetto, al pari degli altri cittadini, che lo Stato ed i suoi dipendenti siano in grado di
proteggerci e di assisterci nel caso di calamità.
Il fatto che io sia anche un volontario, per di più un volontario delle
Misericordie, non fa venire meno il mio diritto di pretendere i servizi per i
quali contribuisco alle finanze pubbliche: tutto questo attiene al corretto
dispiegarsi del "contratto sociale" sul quale si fondano i rapporti
fra il singolo cittadino e la pubblica amministrazione.
Il fatto che io sia un volontario della protezione civile, ed in particolare
delle Misericordie, non dice affatto che io debba andare “in aiuto dello
Stato”, ma semplicemente che io sono volontario perché “voglio andare in
aiuto della gente”.
Va da se che così facendo aiuto indirettamente anche lo Stato, alleggerendolo
di una parte, magari piccola, del carico di impegni che gli derivano dai doveri
verso la cittadinanza, ma è la gente il mio vero obbiettivo.
Vede Dottor Miozzo, da quanto ci ha detto sembrerebbe ( ma posso ovviamente aver
frainteso) che Lei non abbia ancora sufficientemente chiaro che il volontariato,
e le Misericordie in particolare, non fanno “supplenza” ai poteri pubblici,
ma, bensì, sono un “sussidio” rivolto alla popolazione.
Ciò vuol dire che il volontariato e le Misericordie in particolare sono
“altro” rispetto alla organizzazione pubblica.
Certamente ricerchiamo dallo Stato e nello Stato gli aiuti che ci servono per
svolgere al meglio la nostra missione sociale ed è per questo che chiediamo e
ci avvaliamo delle provvidenze di legge che ci consentono di intervenire al
meglio delle nostre capacità.
Ma quanto riceviamo a questo scopo dallo Stato, poco o tanto che sia, non tocca
né può toccare la nostra autonomia tanto operativa che di giudizio a meno che
(a meno che!) non si ritenga di aver "comprato", con quelle
provvidenze, della manodopera a basso costo.
Sono certo, Dottor Miozzo, che anche nel volontariato, ed anche qui fra noi,
nelle Misericordie, sarebbe possibile trovare qualcuno disposto a “prendere
ordini” in cambio di qualche gratifica o facilitazione, ma questo, mi creda,
apparterrebbe alla logica del sottogoverno e non avrebbe niente da spartire con
l'anima del volontariato.
Lei ci ha appena finito di dire che lo Stato chiede ai volontari maggiore
professionalità.
Dimentica, o forse non ha sufficientemente considerato quanto hanno appena detto
alcuni nostri Fratelli, che nel volontariato ci sono anche quei professionisti
ai quali lo Stato si rivolge normalmente, pagando, per riceverne servizi e
consulenze.
Il fatto è che una volta indossata
la divisa di volontari, quei “professionisti”
erogano quegli stessi servizi e consulenze in modo del tutto gratuito a
favore dei cittadini: ciò consente loro una autonomia operativa ed una libertà
di giudizio del tutto diversa da quando agiscono da “dipendenti”.
Come Le dicevo Dottor Miozzo il nostro obbiettivo è aiutare la gente.
Sappiamo che per farlo e farlo bene è necessario trovare un coordinamento con
le altre forze in campo, Enti Pubblici compresi.
E’ per questo che Noi, le Misericordie, desideriamo coordinarci con gli altri.
Ma è anche per questo che noi, Le Misericordie, non vogliamo “essere
coordinati” da altri.
Vede Dottor Miozzo, noi rispettiamo le leggi dello Stato e sappiamo fin dove si
spingono i nostri doveri, ma anche i nostri diritti, ma talvolta abbiamo la
sensazione che lo Stato, o qualche funzionario "disattento" a suo
nome, non abbia analoga consapevolezza.
Le dicevo in apertura che mi meraviglia sempre la straordinaria continuità
dello Stato: ne è l’esempio questa Tavola Rotonda.
Nel 1998, a Castelnuovo di Porto, abbiamo affermato gli stessi concetti e gli
stessi principi che ci vediamo costretti a ripetere qui, a distanza di quattro
anni.
Allora avevamo davanti la Dottoressa Cologgi che alla fine comprese questo
nostro, per quanto scomodo, punto di vista.
Oggi, pazientemente, lo ripetiamo
nuovamente a Lei che la sostituisce perché abbia analoga opportunità.
Lo ripetiamo con pazienza, ma con immutata determinazione, perché ormai abbiamo
imparato a confrontarci con le strutture pubbliche che sembra abbiano difficoltà
a concepire la nostra posizione come quella propria di cittadini e non di
sudditi, di “volontari” e non di manodopera a basso costo.
Abbiamo la presunzione di essere buoni cittadini, coscienti dei propri doveri di
rispetto della Legge, ma anche dei propri diritti di autonoma iniziativa.
Soprattutto abbiamo la presunzione di essere dei cittadini, se possibile, anche
“migliori” perché indirizziamo la nostra autonomia nell’associarci, nel
darci degli obbiettivi, nel perseguirli con tenacia, verso la gente e le persone
che hanno bisogno del nostro aiuto.
Noi, le Misericordie, siamo nate quando le leggi che regolavano la società ed i
regimi che la governavano erano diversi da quelli di oggi.
Noi le Misericordie, saremo all’opera anche quando le leggi e
l’organizzazione attuale dello Stato sarà superata da forme nuove.
Noi, le Misericordie, come allora, come oggi, come in futuro, saremo gelosi
custodi della nostra identità e delle nostre prerogative che sono “altro”
rispetto alla contingente forma di Stato, ed alla contingenza dei suoi governi e
della loro politica, con cui la storia ci invita al confronto.
Noi rispettiamo lo Stato nella sua faticosa evoluzione, pretendiamo analogo
rispetto."