Confederazione Nazionale delle Misericordie d'Italia "Intervento di apertura" Francesca Rossi - Direttore U.G.E.M. |
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ROSSI:
CIO' CHE CI UNISCE E' L'AMORE PER IL MOVIMENTO DELLE MISERICORDIE; CIO' CHE PUO'
DIVIDERCI NUOVAMENTE NON HA NIENTE A CHE FARE CON LA MISERICORDIA
Confratelli e Consorelle, apro la Conferenza Programmatica 2006 della Protezione Civile delle nostre Misericordie, con uno spirito particolare e diverso dalle altre finora organizzate.
Uno strappo alla tradizione
Quest’anno abbiamo voluto che la Conferenza non fosse aperta alle autorità od a persone estranee al nostro Movimento.
Il motivo di questa nostra decisione è che siamo convinti della necessità di avere un momento tutto nostro per discutere insieme da Confratelli e fra Confratelli sulle ragioni che ci uniscono, in un unico grande Movimento, ai molteplici altri servizi svolti nelle nostre Confraternite e dalla Confederazione.
Con questo gesto e con la nostra discussione vogliamo dimostrare di aver chiuso definitivamente il capitolo del periodo dei disagi che è seguito alla Conferenza di Bari e che ha trovato avvio di soluzione con la Conferenza di Napoli.
Un impegno rispettato
A Napoli prendemmo solenne impegno, davanti al Presidente Nazionale ed alla assemblea dei Fratelli, di restituire efficienza e capacità operativa alla nostra Protezione Civile mantenendola nel segno della strada tracciata oltre un secolo fa da quanti vollero federare le Misericordie in un unico organismo nazionale.
Sapevamo allora che la strada non sarebbe stata semplice e non solo per il lungo periodo di disarticolazione patito dal nostro servizio.
Se da un lato il Regolamento è tornato ad essere lo strumento centrale nel quale i Confratelli e la Confederazione potevano riconoscere la legittimità del nostro operare, dall’altro è stato il lavoro davvero intenso sviluppato da tutti i Confratelli a dare sostanza a quell’impegno: rispondere con tutta la sollecitudine di cui disponevamo alle richieste che pervenivano; la grande quantità di censimenti e successivi aggiornamenti per definire con chiarezze le risorse disponibili; il moltiplicarsi delle attività di formazione e di istruzione di cui ieri sera avete sentito le proposte e le anticipazioni e che vedrà prestissimo la presentazione del nuovo materiale informatizzato con la possibilità di essere scaricato in internet; la realizzazione quasi ultimata della S.O.M. virtuale ed on line per essere sempre aggiornati ed interattivi.
Tutto questo per far si che anche la più lontana delle nostre Confraternite potesse tornare a sentirsi direttamente coinvolta e partecipe dello sforzo che compivamo.
La tentazione di gettare la spugna
Tutte le passate conferenze si sono aperte con le dimissioni del Direttore dell’UGEM variamente movivate.
Credete che anche questa volta la tentazione di gettare la spugna è stata grande.
Soprattutto all’inizio di questo nostro percorso comune di “rinascita” le critiche malevole, i protagonismi personali di qualcuno, i malumori creati ad arte, le voci tendenziose sulle iniziative dell’UGEM, ci hanno fatto disperare nel vedere superate le vecchie divisioni. I personalismi, gli egoismi che avevano decretato la nostra malattia.
Ma poi, con il tempo, lo sconforto che ci ha colto in più di una occasione è stato superato dall’entusiasmo e dall’impegno dimostrato dai componenti degli Staff e dei Nuclei, degli inviti a non mollare che ci sono giunti dai Confratelli, da molti Governatori e Coordinatori zonali.
E’ grazie a loro, che qui ringrazio, che abbiamo potuto vincere le difficoltà ed impegnarci ad andare avanti fino alla naturale scadenza del mandato.
La SOM virtuale
Il lavoro svolto in questo periodo è stato quello di conoscere il Movimento, di rimettere in piedi i dati e gli archivi, di ritrovare i nomi dei referenti delle singole Misericordie impegnate in questo servizio di Misericordia nel il Movimento.
Dopo un anno e 5 censimenti, l’obbiettivo è quasi raggiunto, ma il variare dei confratelli, il mutare dei numeri telefonici, necessita di un aggiornamento costante e questa è la realtà che ci ha spinto verso la SOM virtuale, che non appena finiti gli ultimi preparativi, sarà on line e da qualunque Misericordia con una password ad hoc ognuno potrà modificare i dati degli iscritti, delle variazioni e quindi tutti ci aiuteremo a vicenda a portare avanti questa attività delle Misericordie.
La fine dell'illusione dello spezzatino
Dalla conferenza di Roma, dove ci si interrogava sull’orientamento che doveva prendere la Protezione civile per poter lavorare; a quella di Bari dove si cercava di riprendere un lavoro momentaneamente sospeso; alla conferenza di Napoli gli aspetti trattati sono stati tutti rivolti a capire la strada da intraprendere nel sistema di passaggio dall’Agenzia a Dipartimento, di poteri da attribuire in modo più marcato ai Comuni, alle Provincie, alle Regioni.
La materia è ancora tema di discussione da parte delle forze politiche e fra alcuni giorni capiremo l’orientamento che la cosa prenderà.
Oggi, nel tempo in cui si guarda ancora alle Regioni come punto di partenza e di arrivo della legislazione e della regolamentazione, scopriamo che la cosa va stretta alle stesse Regioni e che proprio le Regioni cercano di ricreare forme di aggregazione più grande attraverso accordi interregionali.
Si parla sempre più insistentemente della costituzione della colonna nazionale delle Regioni per interventi nazionali o internazionali; si riparla di Agenzia.
Lo stesso vale per le Province dove si cercano accordi fra più province. Il sistema ancora non trova una sua fase di quiete.
Ci si rende conto che da soli non si può operare e che in caso di soccorso la macchina diviene complessa e le risorse economiche non ci sono.
E’ finita l’illusione che lo spezzettamento delle risorse e delle organizzazioni nazionali di volontariato ricomponendole nelle Regioni fosse la soluzione ideale per affrontare le grandi emergenze nazionali ed internazionali.
Lo dicemmo, facili profeti allora, e lo vediamo confermato oggi, che la dimensione decentrata delle decisioni politiche su base Regionale è necessaria nella fase della prevenzione e della pianificazione, ma che nella fase del soccorso, in caso di emergenze di grandi dimensioni, è necessario contare su una organizzazione unitaria nazionale.
Tuttavia questo processo di frammentazione delle risorse nel corso degli anni ha goduto di un certo successo di opinione ed il mondo del volontariato è diventato merce di scambio affascinato dalla proposta di convenzioni poi rivelatesi un capestro.
La crisi che abbiamo vissuto in quel periodo ci è stata in qualche modo salutare, spegnendo i riflettori puntati sulla nostra organizzazione, siamo passati pressoché indenni dal gran dibattere su questa questione ed oggi, con occhi diversi e disincantati, possiamo serenamente formulare le nostre opinioni.
Le parole magiche della nostra storia
L’unità del Movimento ci da la garanzia di poter rispondere al grido di bisogno della più piccola Misericordia di ogni dove; l’aderire alle convenzioni esclusive ci lega a non poter agire su questa strada.
La divisione quindi, e non più la condivisione di intenti, ci portano su una strada che non è quella voluta nel 1899 con la nascita della Confederazione e che non è quella che ci affratella in un unico Movimento.
E’ il Movimento la parola magica che sta dietro la nostra vita secolare.
Il Movimento, che esprime la sua unità negli Statuti e i Regolamenti confederali, ci da la possibilità di democrazia più ampia e di più ampia condivisione delle decisioni, rispettando il ruolo, le capacità, l’offerta di ciascuno.
Il Movimento trova negli Organi Confederali, nelle Conferenze regionali, nei Coordinamenti, nelle Confraternite il luogo ideale nel quale maturano in modo condiviso le scelte sulle “politiche” da adottare per il proprio bene ed il bene della comunità.
E gli Organi Confederali, le Conferenze Regionali, I Coordinamenti e le Confraternite, possono contare, ciascuno al proprio livello, sulle competenze tecniche espresse dal Movimento attraverso l’UGEM, I Raggruppamenti ed i gruppi del servizio di protezione civile.
Proprio da questa collaborazione, anzi direi rispetto, dei doveri e delle capacità di ciascuno nasce la nostra forza che ci rende da sempre un modello al quale guardano le altre organizzazioni di volontariato e le istituzioni.
Quello che abbiamo storicamente realizzato nel Movimento e che oggi, con rinnovata lena, ci siamo impegnati a recuperare, è la forza del dialogo fra Fratelli e della fraterna correzione: non è stata una cosa semplice da realizzare e non è una cosa semplice da mantenere.
Ma fin quando ci sarà una possibilità di dialogo, di correzione fraterna, saremo sempre grandi.
Il Movimento non parla al vento
Quando il Movimento tiene i suoi Convegni e le sue Assemblee non partecipa a riti inutili nei quali gli impegni, come le parole, se li porta il vento.
Rileggiamo la nostra storia recente:
Nella Conferenza di Roma, l’allora Direttore Luchi presentando il documento confederale disse: .."occorre certamente definire esattamente i ruoli delle Regioni e delle Province come Enti a cui la Costituzione oggi dà poteri in materia. Per il nuovo dettato costituzionale, è infatti oggi perfettamente legittima una legislazione concorrente di ogni singola regione che non violasse i principi generali ma che ben potrebbe variare sostanzialmente il modo di fare Protezione Civile in ogni regione. Ma la Protezione Civile non può essere una in Lombardia un’altra in Toscana e così via perché le emergenze sono uguali su tutto il territorio nazionale e le risposte devono essere uguali per tutto il territorio nazionale. Purtroppo anche questo viene tragicamente verificato nei momenti dell’emergenze.
Per questo difenderemo ed abbiamo difeso strenuamente alcuni aspetti che appaiono formali ma che sono denunce sostanziali quali ad esempio i colori delle nostre divise.
Non accettiamo l’omologazione né statale né tantomeno regionale.
I colori delle nostre divise sono quelli delle Misericordie. La divisa è anche sostanza.
Attenzione quindi a regionalizzare quello che non è regionalizzabile. L’emergenza non può essere regionalizzata!
Per quello che riguarda le emergenze minori, invece, crediamo molto nel ruolo dei Comuni , nelle province e, per quello che riguarda la nostra organizzazione, nel ruolo dei raggruppamenti.
Alla conferenza voglio infatti sottoporre per il futuro le possibilità di spingere sulla strada della creazione dei raggruppamenti come momento di coordinamento sul territorio delle Misericordie.
Questi però devono essere omogenei, regolati ed organizzati. Per l’UGEM sapere di poter contare sui raggruppamenti sarebbe fondamentale per rispondere alle emergenze locali da un lato e coordinare le emergenze nazionali dall’altro.
Quando dico che i raggruppamenti devono essere però omogenei e regolati intendo dire che la garanzia di questo non può essere che l’UGEM stessa.
Ha poco senso avere raggruppamenti non coordinabili o referenti autonominati. Il processo di creazione dei raggruppamenti deve partire dal basso ma deve avere la fiducia e l’appoggio della struttura centrale che deve sapere di poter contare su forze reali in caso di emergenza."
Nella Conferenza di Bari la relazione del Direttore Fredianelli citava : "Nell'aprire i lavori di questa IV Conferenza della Protezione Civile delle Misericordie vorrei partire dal fatto che siamo venuti a Bari per discutere tutti insieme sui temi che ci appassionano e che ci vedono impegnati come Fratelli di Misericordia, tanto nelle realtà locali, quanto negli organismi nazionali.
Può sembrare un banale appello alla unità, ma non è così. Noi qui rappresentiamo concretamente il fatto di essere una organizzazione nazionale.
Per noi questo va al di là della semplice scelta strategica od organizzativa.
Le Misericordie, quando ormai più di un secolo fa, decisero di unirsi in una Federazione chiusero gli Atti dell'Assemblea Costitutiva con una frase:"Ricordiamoci che dopo la solenne proclamazione del principio della Federazione le gioie ed i dolori di uno solo dei nostri istituti sono davvero divenute le gioie ed i dolori comuni."
Ciò vuol dire che ovunque vi è una Misericordia lì vi è la disponibilità dell'intero movimento. La più piccola delle nostre Misericordie del più piccolo dei Comuni della periferia d'Italia sa che in caso di necessità può contare sulla capacità di mobilitazione di tutto il Movimento."
In apertura della Conferenza di Napoli il gruppo che aveva favorito la ricostituzione dell’UGEM su incarico del Consiglio Nazionale scriveva nel suo documento: "L'UGEM, struttura nazionale di Protezione Civile, …. si pone come obbiettivo primario, in questa sede, la discussione circa le modalità attraverso le quali creare sia a livello locale, nazionale ed europeo, un modello di risposta organizzativa ed operativa immediata ed efficace, come da sempre il nostro movimento è stato capace di fare.
Per far questo però vi è bisogno della collaborazione di tutte le Misericordie, avendo sempre presenti i fini e i principi ispiratori del nostro Movimento che non possono essere imbrigliati in nome di nessuna normativa nazionale o locale, trattandosi di valori universali.
E il documento finale della stessa terminava: Le Misericordie rivendicano il ruolo tecnico e non politico della figura del direttore UGEM e non viene riconosciuta alcuna figura non prevista dal regolamento
· Sono stati analizzati vari aspetti e non ultimo il regolamento confederale di protezione civile, nel quale, precorrendo in tempi, prevedeva un probabile cambiamento di decentramento provinciale
o Preso in esame i vari aspetti l'assemblea ritiene che il rapporto con l'autorità provinciale (Leggasi Provincia e non più prefettura) sia tenuto dal rappresentante dei gruppi e/o dei raggruppamenti delle misericordie della provincia. Rappresentante, che in base all'allegato tecnico n. 9 punto 8, si stabilisce venga nominato dall'UGEM considerando il parere ed il gradimento espresso dalle misericordie.
o La medesima organizzazione e procedura deve essere realizzata anche per quanto attiene il rapporto con l'autorità regionale.
Solamente in questa maniera viene salvaguardata la natura puramente tecnica della struttura di protezione civile delle misericordie anche a livello decentrato".
L'unica fonte di legittimazione è la Confraternita
Questo è quanto è stato detto in passato e che ci è stato consegnato come impegno da realizzare nel nostro mandato.
Negli ultimi mesi l’UGEM ha presentato al Consiglio di Presidenza la modifica all’allegato 9 del Regolamento di protezione civile confederale riconoscendo la necessità di offrire finalmente un supporto tecnico operativo alle neonate Conferenze regionali e Coordinamenti Zonali: il capogruppo e/o il caporaggruppamento nominati dalle Misericordie non sono altro che questo, un supporto tecnico al Coordinatore ed alla Conferenza anch’essi nominati dalle stesse Misericordie.
La Confraternita, la Misericordia, è il luogo dove si esprime la vita vera del Movimento; è il luogo che è fonte di legittimazione di ogni possibile organizzazione.
Così sono le Confraternite che stabiliscono in base a criteri di opportunità politica chi debba rappresentarli in seno ai Coordinamenti ed alle Conferenze.
Così avviene per i gruppi ed i raggruppamenti dove sono le Misericordie, attraverso i loro Governatori e Presidenti, che stabiliscono sulla base delle esclusive capacità tecniche ed operative chi debba coordinare il lavoro dei confratelli impegnati nel servizio di protezione civile.
Non vi è conflitto, né di competenze, né di ruolo, ma un’unica fonte di legittimazione, quella della Misericordia.
Siamo Confratelli come gli altri
E’ la Confraternita, la Misericordia, il luogo nel quale, dismessi i panni di dirigente o di esperto della protezione civile, prestiamo servizio.
Noi siamo un servizio svolto dalla Confraternita e nella Confraternita: non siamo una cosa a parte. Non lo siamo e non lo vogliamo essere.
Non vogliamo essere guardati come “ospiti belli ma costosi”: noi siamo Confratelli come tutti gli altri.
E’ la specificità del nostro servizio a richiedere una specifica preparazione ed una specifica organizzazione di strutture e procedure, non è il nostro modo di essere, né il nostro modo di sentire.
Noi vogliamo che i nostri Governatori, i nostri Coordinatori, partecipino alle nostre attività, ci aiutino a crescere in tecnica e principi, siano una cosa sola con noi e noi con loro.
Ciò che ci unisce è l’amore per il Movimento delle Misericordie.
Ciò che può dividerci, nuovamente, è solo qualcosa che con la Misericordia non ha niente a che fare
Campi Bisenzio, 1 aprile 2006
Francesca Rossi