Maggio 1996 - Profughi Albanesi
Il flusso di immigrati albanesi, iniziato nel 1991 e mai interrotto, registra una nuova massiccia ondata verso le coste pugliesi.
Il fenomeno assume
immediatamente agli occhi del governo i connotati di una emergenza di ordine pubblico. La
gestione dell'emergenza viene affidata alle Prefetture che utilizzano a fondo le Forze
dell'Ordine (gli unici strumenti operativi di cui dispongono). Gli immigrati, non appena
giunti sulle banchine dei porti, vengono smistati in luoghi confinati di fortuna
(magazzini, capannoni, ecc.) in attesa di essere destinati a Centri di Accoglienza da
costituire per l'occasione.
Le Misericordie vengono attivate dal Dipartimento di Protezione Civile ed intervengono in Puglia, sulle banchine dei porti cercando di portare assistenza e conforto nonostante le rigide misure di sicurezza.
Contemporaneamente, laddove le regioni si erano dichiarate pronte ad accogliere gli immigrati, le Misericordie allestiscono e gestiscono numerosi campi di accoglienza.
La frettolosità
con cui viene gestito lo smistamento degli immigrati al loro arrivo in Puglia, provoca
numerosi casi di separazione fra congiunti nei quali i componenti della stessa famiglia
vengono destinati a Campi di Accoglienza diversi. Ciò, unitamente alla generale carenza
di servizi più elementari (bagni, acqua, ecc.), provoca non poche tensioni fra gli
immigrati ed i rappresentanti dello Stato.
Le Misericordie ritengono invece che, al di là degli aspetti legali sulla natura della immigrazione, la questione debba essere trattata con ben altro criterio e capacità professionale.
Ne è un esempio il Campo di Accoglienza allestito a Punta Ala affidato alle Misericordie dalla Prefettura di Grosseto.
Non appena
ricevuto l'incarico il Dirigente Responsabile delle Misericordie chiede ed ottiene che la
vigilanza delle Forze dell'Ordine venga attuata con maggiore discrezione allontanandola
dal recinto delle reti che delimitavano il campo in modo da non accrescere l'impressione
di "lager" che, purtroppo, stava assumendo (con una densità di un immigrato
ogni due metri quadri!).
Come primo atto ufficiale gli immigrati vengono riuniti in assemblea e ne viene chiesta ed ottenuta la collaborazione alla gestione del campo al fine di limitare i disagi che la condizione, purtroppo, impone: gli stessi immigrati provvedono alla pulizia del campo, dei servizi igienici, alla distribuzione dei pasti e dei generi di conforto.
Viene poi ottenuto, anche grazie al Comando locale dei Carabinieri, che i bambini possano uscire dal campo, accompagnati, organizzando attività ricreative specifiche in modo tale da limitare i danni psicologici derivanti dalla costrizione promiscua cui erano inizialmente obbligati.
Infine,
contrariamente a quanto era consigliato, i volontari delle Misericordie hanno organizzato
all'interno della recinzione uno "sportello permanente" a cui gli immigrati
potevano far pervenire le loro richieste anche più banali (una saponetta, coperte, ecc.).
I casi di separazione familiare venivano individuati ed i volontari delle Misericordie provvedevano in modo diretto ed informale a ricercare presso gli altri campi sparsi in tutta Italia i congiunti da riunire.
Questo tipo di approccio umanitario fa sì che al Campo di Punta Ala la tensione, inizialmente altissima, si riduca rapidamente facendo scomparire i problemi di ordine pubblico che altrove continuavano a persistere.
La buona riuscita della gestione del Campo di Punta Ala farà sì che questo sia l'ultimo ad essere chiuso nella zona registrando continui avvicendamenti di immigrati provenienti da altri campi in attesa di destinazione definitiva.
L'operazione si protrarrà per 60 giorni.